Maurizio Simoncelli, Vincenzo Camporini Gianandrea Gaiani, Carlo Cefaloni

Disarmo

Città Nuova, 2017, pp. 110, € 12,00

Quattro quattro punti di vista sui conflitti e sulle instabilità politiche della nostra epoca, e sul ruolo che gioca l’industria degli armamenti. Simoncelli, storico e vicepresidente di Archivio disarmo, annovera le testate nucleari tra le armi “dimenticate”, nel senso che non si è ancora riusciti bandirle e ci si è fermati al Trattato di non proliferazione (Tnp) del 1968.

Oggi, 9 paesi detengono complessivamente 15mila testate nucleari di varia potenza: a Russia, Usa, Francia, Cina, Gran Bretagna, firmatari del Tnp, si sono aggiunti Israele, Pakistan, India, Corea del Nord. Camporini, vicepresidente dell’Istituto affari internazionali e già capo di stato maggiore della difesa, difende l’esportazione italiana di armi, che considera inevitabile in mancanza di un mercato comune e di una collaborazione a livello europeo. E definisce «saggia» la scelta dell’Italia di entrare nel progetto dei caccia F35.

Gaiani, direttore di Analisidifesa.it, non è affatto convinto che ci siano le condizioni perché s’inneschi un conflitto mondiale perché i grandi attori internazionali (G20) non hanno interesse a cercare lo scontro diretto; possibili piuttosto conflitti regionali, ad esempio tra Arabia Saudita e Iran. Cefaloni, giornalista di Citta Nuova, cita il filosofo Roberto Mancini che nel libro La nonviolenza della fede (Queriniana, 2015) afferma che «la scelta della nonviolenza è in ogni caso un’obiezione contro la prassi dei bombardamenti, dell’attività dell’industria bellica, delle politiche di potenza».