Gianni Calligaris

Frammenti di un discorso economico

Euno, 2017, pp. 258, € 15,00

di Raffaello Zordan

Pagine rivolte a quella battagliera minoranza di cittadini che si dice disposta a cambiare le regole del gioco del sistema economico-finanziario liberal liberista e che parla volentieri di bene comune, di comunità e di sostenibilità. Una minoranza che rimane perlopiù impastoiata nel territorio delle buone intenzioni. E da lì non si muove. Un po’ perché ne capisce poco, specialmente di finanza, un po’ perché nelle scelte di consumo e di risparmio va in automatico (cioè è condizionata dalle mode imposte dal mercato), un po’ perché è più semplice arroccarsi su un bastione ideologico piuttosto che acquisire nuove informazioni e cambiare comportamenti.

L’autore, sociologo e saggista, già presidente del comitato etico di Banca Etica, si definisce neo keynesiano ed è piuttosto conosciuto nell’area del cattolicesimo sociale. Quell’area che utilizza con una certa frequenza la parola “cambiamento” e che costituisce la platea di riferimento di questo libro che tratta argomenti ostici in maniera spigliata e interdisciplinare.

L’operazione dichiarata di Calligaris è «di contribuire a diffondere un po’ di familiarità con i termini e i fatti economici e finanziari, considerando che l’attrezzatura di base dell’italiano medio resta veramente carente». Di qui la scelta di riproporre una quarantina di articoli/riflessioni pubblicati prevalentemente negli ultimi quattro cinque anni sulle riviste Cem Mondialità, Confronti, Solidarietà internazionale, Famiglia domani. Non manca un glossario minimo di termini finanziari, una bibliografia e perfino una filmografia.

Un piccolo saggio orientativo, in apertura, sintetizza le ragioni che consentono a un «sistema fuori controllo» di tenersi a galla: l’economia che si definisce scienza, ignora il resto del sapere e impone le sue formule; la politica messa all’angolo (ricorda Bauman che in un mondo senza regole dettate dalla politica sopravvivono solo in due: la criminalità e la finanza); l’invasività della tecnologia informatica; il pensiero unico che ha ridotto la ricerca della felicità in «una desolante e desolata rivendicazione individuale».

In prefazione, l’economista Leonardo Becchetti indica una soluzione e la chiama economia civile, che è poi l’oggetto delle riflessioni di Calligaris. In tale economia (che si prefigura ad alta intensità di lavoro e caratterizzata da aziende a basso profitto), l’azione del mercato e dello stato è integrata «da quella dei cittadini responsabili che votano con il loro portafoglio e dalle imprese pioniere che abbandonano lo schema riduzionista della massimizzazione del profitto per diventare multi-stakeholder (portatore di interesse) e creare valore economico in modo sostenibile».

Una rivoluzione praticabile il cui innesco dipende dalla volontà di ciascuno di spostare le scelte di risparmio e di consumo.