Armin Greder

Mediterraneo

Orecchio acerbo, 2017, pp. 40, € 16,00

di Jessica Cugini

Li chiamano silent book (libri silenziosi, cioè abitati solo da immagini, senza parole), ma spesso, quando li si sfoglia, si ha la sensazione che nessun libro mai potrebbe suggerire tante potenziali parole quanto quel testo che si ha tra le mani. Questa è la sensazione che invade chi “legge” Mediterraneo. Storia di un’umanità che attraversa il mare in barconi che spesso affondano; di donne e uomini che diventano cibo per pesci, nell’indifferenza totale del resto del mondo, che quei pesci magari mangia. Seduto comodamente a tavola.

E poco importa se in quel pesce c’è il riassunto di altre storie, le storie dei migranti certo, ma anche quelle delle armi che vendiamo ai paesi africani e che ritroviamo nel libro mentre escono dai container e passano da mano bianca a mano nera, trasformandosi in devastazioni che costringono quell’umanità a scappare, a mettersi per mare.

Per il Mediterraneo, la rotta a oggi più pericolosa, dove quel pesce finisce per restituirci la cruda storia di una “catena alimentare”. Come la definisce il giornalista Alessandro Leogrande, nella sua postfazione di denuncia. Nelle sue parole di lettura a questo silent, capace di gridare un silenzio più grande, che appartiene a tanti. All’Europa per prima e a tutti coloro che si voltano dall’altra parte pensando che quel che accade non riguardi loro, e che sia meglio spostare il problema. E, con il problema, le frontiere. Può suonare un ossimoro un silent book che grida, ma questo sono i disegni di Armin Greder.