Elisa Kidané

Africa. Nostra madre terra

Effatà, 2017, pp. 80, € 7,00

di Efrem Tresoldi

«Mi sorprende quella inesauribile risorsa di speranza… che ti spinge a credere nell’impossibile certezza di un’alba nuova… e mi sorprendi Africa mia dalle mille e inesauribili risorse di vita». Le poche righe, da una delle poesie proposte, testimoniano l’irriducibile fiducia che Kidané, eritrea e missionaria comboniana, ripone in un futuro migliore per il suo continente. Fiducia incrollabile anche di fronte a concrete circostanze spesso così avverse da spingere alla perdita di speranza. L’elenco di sventure che colpiscono questo o quel paese è scandito da una successione di aggettivi «Scavata, smembrata, ambita, derubata, violentata, impoverita, colonizzata…». Che sfociano però in un’attesa: «Spero e spero che il miracolo accada e che tu veramente possa risorgere».

La fiducia nella rinascita del continente ha un volto, è quello di donna. A lei l’autrice dedica la seconda sezione di poesie per tesserne le lodi: dolce ma non debole, china sull’umanità ferita con la forza della tenerezza, indomita, carica di speranza e di gioia.

La sua poetica si estende ai temi dell’immigrazione e della spiritualità. Kidané si immedesima nella condizione di chi fugge per realizzare altrove il sogno di una vita nuova. Ma non tutti ce la fanno ad arrivare, altri ancora sono respinti. La spiritualità è radicata nel vissuto e nell’esperienza di coloro ai quali è stato sottratto tutto. Eccetto la certezza «di essere i prediletti di un Dio lento all’ira e grande nella misericordia, perché già è vostro il Regno dei cieli». Per questo saranno beati.