UNA PAGINA NERA - DOSSIER MARZO 2018

La disputa dei riti

Anche se due papi raccomandano il rispetto del rito etiopico-ghe'ez, evangelizzatori e colonialisti si spalleggiano e puntano a imporre il rito latino-romano. La ribellione dei chierici etiopici.

di Antonio Cataldi (*)

Il Pontificio collegio etiopico in Vaticano era stato inaugurato da Benedetto XV il 1 ottobre 1919, ma in realtà aveva rifondato l’antico ospizio degli abissini voluto da papa Sisto IV Della Rovere per ospitare i pellegrini etiopi di passaggio a Roma. Sensibile alle tematiche missionarie, Benedetto XV aveva riaperto l’antica istituzione per far studiare teologia a Roma ai chierici provenienti dalle missioni etiopiche appartenenti al rito etiopico-ghe’ez o al rito latino, nell’intento di promuovere un’attività missionaria libera da particolarismi culturali e da nazionalismi. Un’idea missionaria non identificata con la latinizzazione obbligatoria dei fedeli cattolici, capace di includere anche altri riti.

Tuttavia sin dai primi tempi della rinnovata istituzione, mancanza di dialogo e pregiudizi contrassegnarono le relazioni tra i chierici etiopici e i frati cappuccini lombardi e piemontesi a cui la conduzione del collegio era stata affidata. Anche se i frati dichiaravano di rifarsi al Massaja, promuovevano la liturgia di rito latino-romano a scapito di quella di rito etiopico-ghe'ez, a cui apparteneva la maggioranza degli studenti ospiti, perché la ritenevano inferiore o inadeguata.

Gli studenti lamentavano inoltre condizioni di vitto e alloggio insufficienti e precarie, e denunciavano di subire, da parte dei superiori cappuccini, un’ostentata propaganda sul ruolo civilizzatore dell’Italia nelle loro terre di origine.

L’umidità del luogo e la fatiscenza dell’edificio, nonostante il restauro, contribuirono di certo a rendere problematica la permanenza dei primi otto chierici abissini. Dopo pochi mesi, infatti, si ammalarono quasi tutti, e poco meno di un anno dopo, uno di loro morì e altri due furono rimpatriati per seri motivi di salute. Dopo questi tristi eventi, il rettore rassegnò le dimissioni nelle mani del papa. La Congregazione per la Chiesa orientale richiese quindi ai cappuccini un nuovo formatore che avesse però esperienza delle missioni di provenienza degli studenti. La scelta cadde su padre Camillo da Torino che portò con sé quattro nuovi studenti che si aggiunsero ai quattro rimasti nel collegio. I frati fecero però insistenti pressioni perché venisse rimosso il padre spirituale eritreo, il quale accettò di andarsene, ma a condizione di essere trasferito a Gerusalemme in qualità di superiore del locale ospizio abissino-cattolico.

Bandiera etiopica sul collegio

Benché Benedetto XV raccomandasse di svolgere più frequentemente celebrazioni in rito etiopico, le liturgie del collegio si svolgevano quasi sempre in rito latino-romano. La situazione non mutò col nuovo pontefice Pio XI. La controversia sul rito etiopico coalizzò sempre di più i chierici, che provenivano da regioni diverse dell’Etiopia e dall’Eritrea colonia italiana. Quest’unità tra studenti di etnia amarica e tigrina finì per manifestarsi anche con azioni eclatanti, come in occasione della ...

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