Wole Soyinka (Traduzione di Armando Pajalich)

Stagione di Anomia

Jaka Book, 2017, pp. 410, € 20,00

La casa editrice, che già aveva svelato Soyinka alla platea italiana negli anni ’70 e ’80, insiste nel ripubblicare lavori dello scrittore nigeriano, premio Nobel per la letteratura nel 1986. Ed è un’insistenza gradita, perché Soyinka rimane una figura di primo piano della letteratura mondiale, accostarsi ai suoi testi non è mai operazione banale e si finisce per comprendere meglio gli umori profondi delle Afriche.

Questo romanzo, pubblicato in inglese nel 1973, è l’ideale continuazione de Gli Interpreti, uscito nel 1965, ed è un’esplorazione dei cambiamenti sociali e nei nodi politici che la Nigeria (e l’Africa) hanno conosciuto nella stagione post indipendenza. Esplorazione simbolica, s’intende, attraverso le vicende del protagonista Ofeyi che si fa carico delle domande sociali di giustizia e di quelle individuali sull’amore ma anche del significato della fatica di vivere. Lo scorso maggio, Nigrizia ha dedicato allo scrittore e alla sua poetica, un dossier di 16 pagine.

Scrive Luigi Sampietro, che ha curato quelle pagine: «Soyinka ha coltivato una riflessione su se stesso e sui limiti, o ambiti, delle propria cultura. Ed è stato capace di guardare oltre i limiti del proprio villaggio». E riguardo a Gli Interpreti e a Stagione di anomia: «Sia per l’argomento (i problemi politici della Nigeria) sia per il modo in cui sono scritti hanno un destinatario che è l’intellighenzia nazionale e internazionale.