Riccardo Petrella

Nel nome dell’umanità. Un patto sociale mondiale tra tutti gli abitanti della Terra

Il Margine, 2017, pp. 304, € 15,00

Riccardo Petrella è di sicuro uno che non molla. A una società pervasa dalla cultura dell’individualismo e assuefatta alle logiche della produzione e del consumo in una corsa senza scopi, torna a proporre un’analisi sullo stato delle cose che ha al centro i destini collettivi e i beni comuni. E lo fa non tanto con lo spirito del sognatore, ma con la determinazione del militante nonviolento e con lo sguardo dello studioso attento agli aspetti strutturali.

Questo suo ultimo lavoro è un po’ una sintesi delle critiche che intellettuali progressisti, movimenti sociali (soprattutto nel Sud del mondo) e segmenti delle Chiese cristiane muovono al sistema politico-economico che governa la terra. Ed è anche l’ennesimo rilancio di un piano d’azione sociale e politica dal basso, con l’obiettivo di ridisegnare la rotta dell’umanità. Il tutto all’insegna dell’audacia: così l’autore definisce il piglio – fatto di coraggio e sfacciataggine – con il quale gli ultimi, i deboli, gli esclusi dovrebbero mettersi all’opera.

Le critiche di fondo sono presto dette. Sul versante della pace e sicurezza, si registra un aumento della militarizzazione, dei conflitti armati e dei muri antimigranti alle frontiere. Giustizia: non trovano risposta le ineguaglianze socio-economiche, politiche (ritorno delle oligarchie e dell’autocrazia), socio-culturali (xenofobia, razzismo). Ambiente: ipersfruttamento delle risorse, inquinamento, mutamenti climatici, riduzione della biodiversità. Economia: prevale la finanza speculativa, si assiste a una crescente penetrazione della criminalità in molti comparti economici. Democrazia: privatizzazione del potere politico, smantellamento dello stato dei diritti, governance economica in sostituzione del governo pubblico, indebolimento del potere legislativo.

Su un punto che gli sta particolarmente a cuore, l’autore afferma: «Allo stato attuale, il sistema finanziario determina la vita e il futuro dell’umanità. E non è un buon sistema. Occorre liberarsene». Ecco come uscirne, facendo le debite pressioni sul sistema. Fermare le transazioni finanziarie ad alta frequenza (Tfaf), cioè quelle che avvengono in un frazione di secondo; mettere fuorilegge i paradisi fiscali; eliminare il segreto bancario; ripristinare il principio della separazione tra le attività di risparmio e quelle di credito; eliminare i mercati dei prodotti derivati (cioè titoli che non hanno un proprio valore, ma lo derivano da altri prodotti finanziari cui sono agganciati); rendere pubbliche le principali funzioni bancarie e assicurative; scorporare i fondi pensione dai mercati finanziari speculativi.

Petrella è tra i fondatori del Comitato internazionale per il contratto mondiale dell’acqua e tra i promotori, nel 2013, della campagna Dichiariamo illegale la povertà (in quanto si considera la povertà come il frutto di un’economia ingiusta e di una società ineguale) che doveva concludersi quest’anno con l’ottenimento di una risoluzione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite. Questo obiettivo non è stato raggiunto e viene ora rilanciato quale articolazione di un programma di “audacia mondiale” che si propone appunti di mettere al bando la povertà, disarmare la guerra e porre fuori legge la finanza speculativa e predatrice.

Basta guardarsi attorno per accorgersi quanto sono numerosi gli scontenti, gli smarriti, i rancorosi, i prigionieri delle semplificazioni. Domanda: com’è possibile trasformare questa umanità dolente in cittadini audaci? Un capitolo che manca. (RZ)