Andrea De Georgio

Altre Afriche. Racconti di paesi sempre più vicini

Egea, 2017, pp. 138, € 16,00

di Raffaello Zordan

Il valore aggiunto di queste pagine sta nell’essere state scritte da un giornalista freelance che, invece di rimbalzare, come spesso succede, da una città all’altra del continente senza capirne i contesti sociali e politici, sta vivendo da sette anni prevalentemente a Bamako (Mali). Qui ha sedimentato competenze analitiche e un certo equilibrio narrativo, caratteristiche che non vengono meno quando si reca, per lunghi periodi, in altri paesi dell’area saheliana e dell’Africa occidentale.

Apprezzabile è poi il tentativo di stemperare le traiettorie geopolitiche, che possono risultare ostiche, con il racconto delle vicende di cinque persone comuni che l’autore ha effettivamente incontrato e alle quali si è limitato a cambiare il nome. In Senegal, Adele che studia letteratura spagnola all’Università Cheikh Anta Diop. In Mali, il professor Daouda, discendente da una famiglia di nobili eruditi. In Burkina Faso, il taxista Adama testimone e protagonista dei fatti che nel 2014 hanno portato alla caduta del presidente Blaise Compaoré. In Costa d’Avorio, Chantal che gestisce un alberghetto e i suoi sogni da classe media in un quartiere di Abidjan. In Niger, Rachid un giovane tuareg, innamorato della cooperante belga Julie, che fa l’interprete per una missione dell’esercito Usa ad Agadez.

Sono loro le altre Afriche che qui non riusciamo a concepire. Perché esistiamo solo noi. E quando va bene cerchiamo di capire se il ministro Marco Minniti sta facendo o meno un lavoro serio e condivisibile, firmando accordi per fermare i migranti; e se la scelta di inviare truppe italiane in Niger entro marzo è una mossa corretta in chiave antiterrorismo jihadista o un’operazione di corto respiro, dettata dal tic europeo di voler esternalizzare le frontiere senza preoccuparsi troppo dell’interlocutore, il presidente Mahamadou Issoufou, e di come governa il paese.

L‘opinione pubblica in Italia vive il tema delle migrazioni in termini difensivi e frettolosi: non a caso trova ascolto chi propone soluzioni semplicistiche e muscolari. Questo testo può risultare utile a chi, anche se si avvicina per la prima volta a questioni africane, non si accontenta di facili slogan, ha la curiosità di saperne di più delle società da cui muovono o transitano i migranti, vuole cominciare a rendersi conto degli interessi economici in gioco e dei traffici (armi, droga, uomini) che non da oggi si snodano lungo la rotta sahelo-sahariana.

Lucio Caracciolo, direttore di Limes, in prefazione: «Il nostro futuro di europei dipende dall’Africa. (…) Le esplorazioni di Andrea sono un salutare antidoto alle semplificazioni mediatiche, ai bombardamenti di propaganda che di quelle terre ci offrono un’immagine distorta, riflessa nel nostro specchio eurocentrico».