Francesca Melandri

Sangue giusto

Rizzoli, 2017, pp. 528, € 20,00

di Guariente Guarienti

Un romanzo emozionante, scritto con il cuore, la memoria e una grande capacità comunicativa. Le oltre cinquecento pagine possono, all’inizio, spaventare ma è sufficiente cominciare la lettura per rimanere coinvolti in un racconto potente che unisce vicende storiche vere, vergognose e terribili, sconosciute ai più e sottovalutate dagli studiosi, se si escluda Angelo Del Boca, a una storia famigliare, forse in parte autobiografica.

Il romanzo inizia il giorno dell’arrivo di Gheddafi a Roma nel 2009, quando venne accolto con vergognosa adulazione da Silvio Berlusconi. Ilaria Profeti, nel rientrare a casa, trova sul pianerottolo un giovane dalla pelle «di un colore uguale a quello delle vecchie porte di legno». Il ragazzo si presenta con il nome Shimeta Iegmeta Attilaprofeti e la chiama zia. Da lì comincia un lungo viaggio a ritroso nel tempo. Ilaria è figlia di Attilio, che ha partecipato all’invasione fascista dell’Etiopia e ai famigliari ha nascosto non solo la relazione con Abeba, che credeva sterile, mentre era incinta di lui quando l’aveva abbandonata per tornare in Italia, ma quello che gli italiani, gli “italiani brava gente”, avevano fatto agli etiopici: invasi nel 1936 senza alcuna motivazione che non fosse la volontà di Mussolini di ottenere, con un colpo di mano, la “quarta sponda”, in concorrenza con francesi, inglesi e tedeschi che dell’Africa si erano già quasi interamente impadroniti.

Il disprezzo razzista, le sopraffazioni, le torture, le violenze sessuali, gli omicidi, le stragi che il “macellaio di Fezzan”, generale Rodolfo Graziani, ordinò dopo il fallito attentato della resistenza etiope sono raccontate con verità e realismo.

Ilaria e Attilio sono i protagonisti del romanzo ma, attorno a loro, Anita, seconda moglie di Attilio, gli altri figli, Emilio, Federico e l’ultimogenito Attilio interagiscono con Ilaria, ognuno con la sua storia.

È una vicenda storica che «non si insegna a scuola – scrive Pietro Veronese – non si narra nelle mura domestiche, non si evoca nelle memorie famigliari e anzi la si maschera di fuorvianti bugie. Questo occultamento collettivo, che ha avuto negli anni molte connivenze e pochissime voci ostinate e contrarie di studiosi e ricercatori, ha reso sorda e ignara la nostra coscienza nazionale. L’ha fatta incapace di capire e accogliere il difficile presente africano e va considerata tra le cause maggiori dell’intolleranza e del razzismo che covano nella nostra società».

In Africa furono utilizzati i gas asfissianti, proibiti dagli accordi internazionali dopo l’uso dell’iprite nella prima guerra mondiale. Indro Montanelli, che aveva partecipato all’invasione, lo negò a lungo ma dovette arrendersi e scusarsi quando Angelo Del Boca gli esibì documenti inoppugnabili. Il generale Graziani, promosso da Mussolini maresciallo, scontò una pena ridicola. Condannato a diciannove anni rimase in carcere quattro mesi e morì, libero, a Roma.

Sangue giusto dovrebbe entrare nelle scuole. Francesca Melandri, lo abbiamo appreso dal film Pagine nascoste di Sabrina Varani, presentato al Torino Film Festival, che ne racconta la gestazione, fa capire come dietro Ilaria e il padre Attilio si debbano intravvedere lei stessa e suo padre Franco. Questi combatté sul fronte russo, non in Africa, ma nascose ai figli il proprio passato di fascista. Un mese prima della liberazione firmava editoriali sui giornali della Repubblica Sociale ma con i figli si spacciò sempre per antifascista.