Daniele Moschetti

Sud Sudan

Dissensi, 2017, pp. 252, € 14,00

di Elio Boscaini

«Avverto il bisogno di sensibilizzare la comunità internazionale su un dramma silenzioso, che necessita dell’impegno di tutti per giungere a una soluzione che ponga fine al conflitto in corso». Così papa Francesco nell’introduzione a questo lavoro scritto per non dimenticare, ma soprattutto per obbligare tutti all’azione in favore della pace in questo che è l’ultimo stato nel mondo a essersi affacciato alla sovranità internazionale. E caro a ogni comboniano, perché là aveva iniziato la sua opera missionaria don Daniele Comboni, allora discepolo di don Nicola Mazza a Verona.

Ci eravamo tutti un po’ illusi (autore compreso) e avevamo festeggiato la settimana del referendum agli inizi del 2011 che aveva visto il popolo sudsudanese recarsi massicciamente alle urne (al termine di una guerra durata quarant’anni e con oltre due milioni di morti) e scegliere alla quasi unanimità la secessione da Khartoum. Ci si liberava da secoli di schiavitù, oppressione, ingiustizie e soprusi e nasceva il Sud Sudan: 9 luglio 2011. Erano stati «momenti unici, magici e stupendi, momenti di grande commozione, gioia ed entusiasmo».

Ma nel 2013 il paese è ripiombato nel baratro. «Ovunque io sia stato ? scrive padre Daniele ?, ho ascoltato le grida di dolore di donne, bambine e giovani violentati, minacciati o derubati». E aggiunge: «Nessuno in passato, ha mai vissuto e testimoniato atrocità e assassinii così efferati, commessi da sudsudanesi nei confronti dei loro stessi conterranei».

Sono quattro anni che il Sud Sudan, tra i paesi africani potenzialmente più ricchi, vive una situazione di totale collasso economico, scosso da una guerra civile che vede contrapporsi le truppe leali al presidente Salva Kiir, a quelle fedeli al vicepresidente Rieck Machar, rappresentanti delle due maggiori etnie del paese, denka e nuer rispettivamente. Si stima che i morti siano più di 300 mila, e un milione i profughi solo nella vicina Uganda.

Il libro di padre Moschetti è una testimonianza della drammatica situazione che il paese sta vivendo, in una quasi generale indifferenza dell’opinione pubblica mondiale. Raccoglie le lettere che ha inviato negli ultimi anni, i 7 trascorsi in Sud Sudan, agli amici e sostenitori della sua opera missionaria, in cui si racconta anche, rileggendo la sua storia spirituale, che definisce «davvero misteriosa e imprevedibile»: gli 11 anni a Korogocho come successore di padre Alex nello slum di Nairobi, l’arrivo in Sud Sudan dove i confratelli, dopo poco più di un anno, lo scelgono come loro “provinciale” per sei anni, il pellegrinaggio del Camino de Santiago (1100 km) per chiedere pace per il Sud Sudan, per approdare infine negli Usa, dove i superiori gli chiedono un servizio di advocacy e lobbying alle Nazioni Unite a tutela dei diritti dei più poveri, africani in particolare.