SUMMIT GIA' SCRITTO - DOSSIER NOVEMBRE 2017

Una vetrina che non toccherà i veri problemi

Per l'economista africano consulente dell’Ua, Carlos Lopez, in vista del Vertice di Abidjan sono 3 i temi centrali: la mobilità, l’industrializzazione, il terrorismo. Ma l’Africa, poco coinvolta, arriva all’appuntamento senza un suo documento. Il rischio è un buco nell’acqua.

di Michele Luppi

Il professor Carlos Lopes, economista con un passato alla guida della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite, ha le idee chiare sul prossimo Vertice di Abidjan di cui ha seguito i lavori preparatori come consulente dell’Unione africana: «Credo che tutto si concluderà con tanti bei discorsi, qualche foto, ma senza toccare i problemi reali». Ma c’è un altro punto di cui Lopes è convinto: «Il destino di Europa e Africa non può che essere comune. Purtroppo questo è molto difficile da sostenere in termini politici, perché non è popolare, ma è inevitabile. Ora sta a noi decidere se vogliamo governare questo fenomeno o lasciare che regni la confusione».

Professor Lopes, in Africa ci sono aspettative sul Vertice di Abidjan?

Per la verità la maggioranza della popolazione, così come i media, non sembra veramente interessata. Questo perché la fase preparatoria è stata interamente guidata dalla Commissione europea che ha preparato un proprio documento sottoposto solo in un secondo tempo alla controparte africana. Dalle successive discussioni è emersa la bozza di dichiarazione finale che verrà presentata al Summit.

Ci può anticipare alcuni degli elementi del testo?

Sono tre i punti su cui si concentra il documento: prima di tutto lo sviluppo economico in Africa, orientato alla creazione di posti di lavoro per i giovani; le migrazioni; il terrorismo. Ma il vero perno del discorso è la volontà europea di gestire i flussi migratori: quando si parla di lavoro e giovani è per trovare il modo di non farli migrare e anche l’attenzione al terrorismo è legata a possibili infiltrazioni in Europa.

Un pacchetto di proposte dettate dall’Europa. Come sono state accolte in Africa?

Come proposte generiche, spesso accompagnate dall’offerta di aiuti. Non possiamo poi dimenticare che in Africa c’è ancora molto risentimento per come sono state condotte le negoziazioni sugli Accordi di partenariato economico (Ape), imposti facendo pressione su quei paesi che rischiavano di perdere l’accesso dei propri prodotti al mercato Ue, ma che rischiano di rallentare l’industrializzazione dell’intero continente. È stato lo stesso commissario per l’Africa della cancelliera Angela Merkel, Günter Nooke, a dire che gli Ape avrebbero distrutto le politiche di sviluppo. Eppure si è andati avanti.

Negli ultimi mesi, attorno al tema delle migrazioni, abbiamo assistito a un crescente dinamismo di Francia, Italia e Germania in Africa. C’è il rischio di compromettere un approccio continentale?

Premessa: gli africani, in generale, sono felici di aver ritrovato l’attenzione dell’Europa dopo un periodo di lunga assenza. Un tempo in cui gli stati del continente non sono rimasti a guardare, ma hanno...

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