SUMMIT GIA' SCRITTO - DOSSIER NOVEMBRE 2017

Nessuno sia lasciato indietro

Il responsabile di Caritas Internationalis, mons. Pierre Cibambo, si attende dal vertice di Abidjan un cambiamento di rotta in termini di politiche economiche e di gestione del fenomeno migranti. E afferma che la Chiesa in Africa e in Europa è pronta a collaborare e a consigliare.

di Efrem Tresoldi

«È necessario un riorientamento delle politiche sociali ed economiche per raggiungere soprattutto i poveri e vulnerabili. Ciò presuppone la piena partecipazione di tutte le parti interessate, compresi i protagonisti della società civile e delle comunità di fede, in un momento in cui lo spazio civico sembra diminuire tanto in Africa quanto in Europa».

Per monsignor Pierre Cibambo Ntakobajira, assistente ecclesiale di Caritas Internationalis a Roma e coordinatore per l’Africa, questo dovrebbe essere il cuore del vertice Africa-Europa che si terrà ad Abidjan. E aggiunge: «Le organizzazioni ecclesiali, in particolare la Caritas, offriranno il loro contributo e lanceranno un appello ai leader di entrambi i continenti. Per i leader ecclesiali, le relazioni tra Unione europea e Unione africana devono essere collocate nell’ambito dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile del 2030 e dell’Agenda africana 2063. Secondo il principio “non lasciare indietro nessuno”».

Padre Cibambo, originario di Bukavu (Rd Congo), ritiene che quello dei giovani sia il tema prioritario per entrambi i continenti. «L’esplosione della popolazione giovanile in Africa è nel contempo un fenomeno positivo e negativo. La gioventù ha energia, entusiasmo, creatività e risponde alle novità della tecnologia, dunque racchiude un bel potenziale. Al contrario, la mancanza di lavoro è fonte di destabilizzazione sociale e spinge verso rischiose migrazioni. In Africa i governi devono creare posti di lavoro, specialmente nel settore agricolo. E la Chiesa potrebbe dare il suo contributo attraverso progetti di impresa sociale.

I governi africani ed europei dovrebbero, inoltre, dare priorità alla formazione tecnica e professionale. In questo modo i giovani avranno le competenze per mettersi in proprio ed esercitare una professione. In Africa, la Chiesa si muove in questa direzione e può dare qualche suggerimento ai governi».

I vescovi dell’Africa, riuniti a Dakar (Senegal) lo scorso settembre, hanno chiesto alle Caritas della Chiesa in Europa di continuare a sostenere le Caritas in Africa senza sostituirsi a loro. È praticabile una collaborazione tra pari?

Come già avevano fatto a Kinshasa (Rd Congo) nel 2012, i vescovi hanno espresso gratitudine verso chi sostiene la loro missione socio-pastorale. Allo stesso tempo hanno auspicato comunione vera, sinergia e cooperazione fraterna... Tutto ciò non può darsi per scontato, è una sfida costante perché quanti portano risorse tendono a decidere ciò che è bene e ciò che non è bene fare!

Chiaro che i vescovi in Africa intendono essere veri protagonisti nel partecipare a decisioni che riguardano le Chiese locali e le loro popolazioni. A tal fine è necessario creare spazi di incontro per costruire partenariati genuini, coordinare gli sforzi e le risorse per servire, accompagnare e difendere i poveri. Ciò è possibile solo se c’è l’impegno a camminare insieme come Chiesa e portare avanti congiuntamente analisi e pianificazione che conducano alla condivisione di responsabilità nella mobilitazione di risorse, nei programmi di attuazione, monitoraggio e reporting per dare conto di ciò che è stato speso ai donatori e anche ai beneficiari. Dopotutto le comunità locali dovrebbero essere le titolari di qualunque iniziativa volta a promuovere il loro sviluppo integrale. Pertanto, è importante consentire la piena partecipazione delle comunità e investire nella formazione di competenze in modo che, alla fine, sia la gente a prendere in mano il proprio destino.

Nel messaggio finale dell’assemblea di Dakar è citato papa Francesco che, di ritorno dal suo viaggio in Colombia, ha detto: «L’Africa non è un continente da sfruttare ma un’amica da amare e assistere nel suo sviluppo». L’Occidente è parte in causa in questo sfruttamento, un esempio sono gli accordi di partenariato economico (Ape) che saranno finalizzati al vertice di Abidjan. Come possono le Chiese in Occidente far sentire la loro voce e mobilitarsi affinché i rapporti commerciali tra Europa e Africa siano improntati a maggiore equità?

Il Santo Padre ha la capacità di parlare chiaramente! I vescovi lo hanno citato per esprimere gratitudine e pieno accordo con la sua analisi. L’Africa non è povera, anzi è piuttosto ricca: la popolazione è giovane, c’è una grande varietà di minerali preziosi e utili, e una vasta estensione... 

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