SUMMIT GIA' SCRITTO - DOSSIER NOVEMBRE 2017

L’ipocrisia europea

Bruxelles investe in cooperazione e nella promozione dei diritti in Africa. Ma singoli paesi sostengono regimi scarsamente democratici. Le ong sono impegnate in progetti di sostegno all’economia locale. Ma molte imprese continuano a saccheggiare il continente. La doppia faccia dell’Europa.

di Michele Luppi

Potremmo chiamarla la doppia faccia dell’Europa. L’utilizzo di doppi standard, da parte dei paesi dell’Unione europea, è spesso fonte di irritazione nei circoli diplomatici africani e, ancora di più, tra le realtà della società civile sulle due sponde del Mediterraneo. Perché molto spesso dietro al volto di un’Europa che investe in cooperazione internazionale più di ogni altro continente, promuove la democrazia, il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, si nascondono comportamenti che vanno in ben altra direzione. Questo non avviene solo ai livelli più alti, magari con il sostegno a regimi tutt’altro che democratici, sacrificati sull’altare della real politik e dei singoli interessi nazionali.

Basti pensare ai recenti accordi tra Italia e Libia, che hanno ricevuto il plauso di Bruxelles, ma che stanno bloccando migliaia di migranti nei centri di detenzioni libici. O pensiamo al cambio di approccio nei confronti del presidente sudanese Omar El-Bashir, tornato a essere un alleato chiave dell’Europa nella gestione dei flussi migratori dal Corno d’Africa. E poco importa se sulla sua testa pende un mandato di cattura per crimini di guerra e genocidio emesso dalla Corte penale internazionale.

Potremmo fare lo stesso discorso spostandoci a un livello più basso, quello in cui si muovono i privati, singoli cittadini e imprese. Perché – purtroppo – non esistono solo le realtà virtuose di associazioni e ong impegnate in progetti di cooperazione allo sviluppo o le congregazioni missionarie, così come imprenditori onesti capaci di creare valore per sé e per le comunità locali. Una rete che rappresenta un vanto per l’Europa.

Molto spesso – oggi come ieri – l’Africa continua a essere vista da molti come una terra di conquista, una regione da saccheggiare dando vita a quelle che potremmo chiamare storie di ordinario sfruttamento. Azioni e comportamenti che, molto spesso, si muovono in quella zona grigia tra legalità e illegalità resa possibile dalla mancanza di regolamentazioni internazionali e, ancor di più, dalla debolezza delle normative e dalle connivenze degli stati africani.

Africa discarica

Come non ricordare la denuncia dell’ong Svizzera Public Eye (vedi Nigrizia di febbraio 2017) che ha denunciato la vendita in Africa, da parte di raffinerie europee, di prodotti petroliferi tossici con...

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