SUMMIT GIA' SCRITTO - DOSSIER NOVEMBRE 2017

Il nostro futuro si gioca in Africa

Il Summit non può concentrarsi solo sullo spendere meglio i soldi o su come fermare qualche migliaio di migranti in più. Deve servire a rifondare il partenariato con questo grande vicino che, entro la fine del secolo, avrà quattro volte la popolazione europea. Intervista a Stefano Manservisi, Direttore generale per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo presso la Commissione europea.

di Michele Luppi

Con 75 miliardi di euro di aiuti allo sviluppo nel solo 2016 e una crescita dell’11% rispetto all’anno precedente (trainata dall’incremento delle spese per l’accoglienza dei richiedenti asilo), l’Unione europea e i suoi 28 stati membri si confermano il principale fornitore di Aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) a livello globale. Ma le cifre non dicono tutto perché molte sono le sfide e le critiche che vengono mosse all’Europa quando si parla di aiuti, specie nei confronti dell’Africa. Alla vigilia del Vertice di Abidjan, Nigrizia ne parla con Stefano Manservisi direttore della Devco, la Divisione della Commissione europea che si occupa di cooperazione.

Direttore, come risponde a chi chiede di portare la relazione tra Africa ed Europa oltre la logica degli aiuti?

La cooperazione negli ultimi anni è cambiata profondamente e lo spartiacque è stato l’adozione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Siamo tutti d’accordo nel ritenere che le sfide dello sviluppo sono oggi connesse a quelli che chiamerei i “lati oscuri della globalizzazione”, ovvero gli effetti negativi insiti nel modello di sviluppo in cui viviamo, che pur crea tante opportunità. Penso alle disuguaglianze crescenti, alla povertà, all’esclusione sociale. Su questi temi è necessaria una politica di sviluppo che sia globale.

In quale direzione?

Lo abbiamo scritto nel nuovo European Consensus on Development: bisogna puntare non tanto alla distribuzione di fondi, ma alla promozione di politiche sostenibili, investendo in modo più efficace e mirato. Penso alla formazione e agli investimenti sulle infrastrutture. Ma le buone politiche non bastano, servono anche le risorse: per questo l’Europa mantiene l’impegno di arrivare allo stanziamento dello 0,7% del Pil da destinare all’aiuto allo sviluppo.

Se però guardiamo al Fondo fiduciario per l’Africa, il contributo degli stati membri dell’Ue è stato minimo...

Purtroppo è così. Il Trust Fund doveva servire da collettore per altri finanziamenti, ma se escludiamo Italia e Germania, tutti gli altri paesi hanno contribuito in modo meramente simbolico. C’è stato, tuttavia, un aspetto positivo: il fondo è servito come...

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