SUMMIT GIA' SCRITTO - DOSSIER NOVEMBRE 2017

Approccio emergenziale

Le istituzioni europee, in crisi, preferiscono un orizzonte di breve periodo. Lasciano spazio, così, ai singoli stati – di entrambe le sponde del Mediterraneo – di continuare a perseguire i propri singoli interessi a discapito di un approccio comune.

di Michele Luppi

Sono passati più di tre anni dall’Eu-Africa Summit di Bruxelles (2-3 aprile 2014), ma già alla conclusione di quell’incontro appariva chiaro quale sarebbe stata la stella polare della politica europea nei confronti dell’Africa negli anni a venire. In quell’occasione l’allora presidente della Commissione europea, il portoghese José Barroso, annunciò una nuova Agenda europea per le migrazioni che sarebbe stata presentata da lì a pochi mesi. In questi tre anni – complice la crisi libica da una parte e quella siro-irachena dall’altra – l’arrivo di richiedenti asilo in Europa non ha fatto che aumentare (almeno fino al luglio scorso) e con esso il tema ha finito per monopolizzare il dibattito sull’Africa.

A dimostrarlo sono stati i numerosi viaggi dei leader europei, che hanno inaugurato una nuova stagione di incontri e relazioni bilaterali nel continente: basti pensare alle iniziative di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni o all’attivismo francese, rilanciato dal presidente Emmanuel Macron.

La svolta tedesca

Ma è stato soprattutto l’inatteso dinamismo della cancelliera Angela Merkel, e del governo tedesco, a far percepire che qualcosa stava cambiando. Dopo aver lanciato nel maggio 2014 una nuova strategia per l’Africa, la cancelliera nell’ottobre 2016 ha messo ufficialmente piede, per la prima volta, nel continente, visitando Mali, Niger ed Etiopia. Ed è proprio la regione del Sahel ad aver attirato maggiormente le attenzioni dell’Europa: non è un caso che qui si trovino i paesi con cui l’Unione europea sta sperimentando la logica dei nuovi “compact”, ovvero aiuti e investimenti in cambio di collaborazione politica per limitare il flusso migratorio.

Il Sahel è anche la regione dove la Francia è presente con l’operazione Barkhane che, forte dei suoi 3.500 effettivi, è la più grande missione militare dell’esercito francese fuori dai confini nazionali e dove si è a lungo rumoreggiato di un possibile invio di un contingente italiano nel nord del Niger, al confine con la Libia. Una possibilità smentita dal ministro della difesa Roberta Pinotti, ma che sarebbe in linea con la strategia portata avanti dal ministro dell’interno Marco Minniti e con gli accordi siglati dal governo italiano con la Guardia costiera libica. Parallelamente al dialogo avviato con il generale Khalifa Belqasim Haftar (che controlla la Cirenaica) e con i clan al potere nel Fezzan, verso il confine nigerino e la città di Agadez.

Nel maggio scorso, l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, aveva invocato la necessità di un nuovo impeto nelle relazioni tra Africa ed Europa a dieci anni dal lancio della Joint Africa-Europe Strategy, un canale formale per favorire un dialogo continuo tra i due continenti. Ma a pochi giorni dal vertice di Abidjan, appare evidente come stia prevalendo un approccio emergenziale dettato da un orizzonte di breve periodo, dove i...

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