SUMMIT GIA' SCRITTO - DOSSIER NOVEMBRE 2017

A debita distanza

Nonostante le coste europee e africane siano molto vicine, i rapporti tra i due continenti sono ancora oggi contraddittori e in evoluzione. Ma a dieci anni dal lancio della “Joint Africa-Eu Strategy” del 2007, è giunto il momento di voltare pagina nei rapporti tra i due continenti, segnati dallo stesso futuro.

di Michele Luppi

Quattordici chilometri. È questa la distanza che separa l’Africa dall’Europa, tra Spagna e Marocco. Praticamente nulla. Eppure nel corso dei secoli la distanza sociale, politica ed economica tra i due continenti ha subìto continue variazioni e ancora oggi la situazione appare contraddittoria e in evoluzione. Perché se da un lato stiamo assistendo – come sottolineano sia Carlos Lopes sia Stefano Manservisi nelle pagine seguenti – a un ritorno deciso dell’Unione europea sulla scena africana dopo anni di indifferenza, dall’altro crescono sentimenti di reciproca insofferenza, tanto in Europa quanto in Africa.

Basti pensare ai rigurgiti razzisti presenti in tanti paesi europei, alimentati dall’incapacità dei governi di far fronte ai crescenti flussi migratori e alla strumentalizzazione politica di alcuni politici, ma anche alle contestazioni che si stanno diffondendo, soprattutto nell’Africa francofona nei confronti del franco Cfa, o alle critiche della società civile africana per il paternalismo che, ancora troppo spesso, contraddistingue l’approccio europeo all’Africa (come nel caso degli Accordi di partenariato economico).

Ma a oltre mezzo secolo dalle indipendenze africane, cosa possiamo dire oggi della relazione Africa-Europa?

È questa una delle domande a cui proviamo a rispondere in questo dossier che Nigrizia pubblica in occasione del Eu-Au Summit, in programma il 29 e 30 novembre ad Abidjan. I capi di stato e di governo dei 28 paesi dell’Unione europea e dei 54 dell’Africa si ritroveranno in Costa d’Avorio, insieme ai rappresentanti delle istituzioni continentali, come già fatto al Cairo (2000), Lisbona (2007), Tripoli (2010) e Bruxelles (2014). L’incontro avrà un valore significativo perché permetterà di fare il punto a dieci anni dal lancio della “Joint Africa-Eu Strategy” adottata nel 2007.

Il tema scelto per il vertice è quello dei giovani, ma il rischio – o, forse, la certezza – è che le discussioni vengano monopolizzate dalle tematiche migratorie e dal perseguimento della strategia europea di cercare collaborazione nel contenimento dei flussi.

Sarebbe un vero peccato, un’occasione persa per provare a voltare pagina, perché come scriveva negli anni Settanta lo storico senegalese Cheikh Anta Diop: «Non abbiamo avuto lo stesso passato, voi e noi, ma avremo necessariamente lo stesso futuro».

I dati

E per capirlo è sufficiente guardare alcuni dati. Benché la Cina abbia, ormai da tempo, superato gli stati europei sia per quanto riguarda la bilancia commerciale (137 miliardi di dollari di interscambio con l’Africa nel solo 2016) sia per gli investimenti (36 miliardi di dollari nello stesso anno), l’Ue nel suo insieme resta un partner economico e politico chiave per il continente africano così come l’Africa lo è per l’Europa.

Nel 2015 dall’Africa proveniva il 9% dei beni importati in Europa, per un totale di 132 miliardi di euro (61,6 miliardi di euro di soli prodotti energetici), mentre a sud del Mediterraneo erano dirette l’8% delle esportazioni europee (per lo più veicoli e macchinari) per un valore di 154 miliardi di euro.

Numeri importanti che sono destinati ad aumentare se davvero verrà avviato quel processo di industrializzazione del continente che i leader africani auspicano per dare un futuro ai loro giovani. Molto dipenderà dalle decisioni politiche che verranno prese nei prossimi anni per cercare di costruire quella partnership tra eguali che appare, però, ancora molto lontana.

Ma dove non arriverà la politica – volenti o nolenti – arriverà la demografia. Secondo i dati Eurostat la popolazione europea è destinata a restare pressoché invariata da qui al 2050, mentre quella africana continuerà a crescere. A metà del secolo la popolazione mondiale vivrà per oltre il 50% in Asia e per il 25% in Africa (era il 13% nel 1995 e il 16% nel 2015), mentre la percentuale di popolazione europea a livello globale scenderà dall’8% del 1995 al 5% del 2050. Dati che fanno riflettere se consideriamo come, nel 1980, le popolazioni dei due continenti erano pressoché le stesse. Senza dimenticare come il 31% delle 727 mila persone che hanno ottenuto la cittadinanza in uno dei paesi dell’Ue nel 2015 era nato in Africa. Perché, in fondo, il futuro è già arrivato. Forse è ora di rendersene conto.