Alberto Pierobon con Alessandro Zardetto

Ho visto cose. Tutti trucchi per rubare in Italia raccontati da un manager pubblico

Ponte delle Grazie, 2017, pp. 217, € 14,00

Premessa. Alberto Pierobon è un amico (e collaboratore) di Nigrizia. E dei comboniani. Ci è nota la passione con cui affronta le avventure professionali (e non). E il disprezzo che lo coglie quando s’imbatte in una situazione di ingiustizia. E tutto ciò ha condizionato la lettura del suo libro e ora ne condiziona, inevitabilmente, la recensione. Libro che rispecchia l’autore.

Ho visto cose sono 217 pagine in cui si respira sdegno, riprovazione per un’Italia – quella del sotterfugio, dell’espediente, del trucco, dei soliti approfittatori – sempre uguale a sé stessa. Che non cambia mai. Pierobon è un manager tra i più esperti a livello nazionale sui temi ambientali. Lavora sia nel privato, sia nel pubblico. Era stato chiamato anche dal “rivoluzionario” neo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, nel cda della società pubblica Arin per rimettere in ordine i conti dell’acquedotto partenopeo. Se n’è andato dopo pochi mesi schifato dalla mangiatoia irriformabile con cui si è scontrato.

Il libro è zeppo di storie, di dati, di personaggi che fotografano un’amministrazione pubblica italiana, dove lo spreco di denaro e la cattiva gestione della cosa pubblica rappresentano la normalità. Pierobon ci spiega anche nel dettaglio dove finiscono i flussi di denaro illeciti: i paradisi fiscali, le truffe, il riciclaggio.

Ma Ho visto cose riserva diverse pagine anche all’Africa. E a storie dove sono stati protagonisti anche dei comboniani e Nigrizia stessa.

Ricorda, ad esempio, la vicenda della discarica di Dandora, a Nairobi. Nel 2009, grazie alle denunce di padre Daniele Moschetti e di padre Alex Zanotelli è emerso un tentativo di speculazione sulla bonifica dell’area da parte di alcune imprese italiane, con l’avallo dei massimi dirigenti del ministero dell’ambiente. Pierobon, che conosce bene la realtà kenyana per viverci diversi mesi l’anno, era stato contattato dall’allora ministro Alfonso Pecoraro intenzionato a far chiarezza sulla vicenda. E l’intervento di Pierobon, sebbene tecnico, si è rivelato di supporto alle parole dei comboniani, tanto che Pecoraro, successivamente, bloccherà i progetti del suo ministero. Le pagine del libro ripercorrono quei giorni e gli incontri frenetici culminati con la decisione di fermare tutto. Vicenda che avrà degli strascichi giudiziari durati anni.

Il libro, usando anche un linguaggio poco castigato (“L’unico coglione”; “La mangiatoia dei servizi pubblici” i primi due titoli dei capitoli del testo), ha il pregio di immergere il lettore nelle stanze del diffuso malcostume, spiegando le tecniche e gli autori delle ruberie, dalle piccole alle grandi. E tutto in nome del dio business a tutti i costi.

Al termine della lettura, si è colti da un mix di amarezza e di irritazione. La speranza dell’autore è che lo sdegno finale sia da stimolo per nuovi approfondimenti. E per il cambiamento. (Giba)