Amir Issaa

Vivo per questo

Chiarelettere, 2017, pp. 250, € 15

di Marisa Paolucci

Un ragazzo e uno skateboard per esplorare le vibrazioni della città eterna partendo dai marciapiedi di Tor Pignattara, quartiere storico della periferia romana. Mai avrebbe immaginato quanto quelle piccole ruote lo avrebbero portato lontano.

Romanzo di iniziazione alla vita, attraverso la musica, ci permette di scoprire il grande mosaico dell’hip hop italiano attraverso le esperienze creative di un’intera generazione. Autobiografia che racconta la ricerca travolgente, faticosa e trasgressiva, di una controcultura che ha permesso ai suoi protagonisti di “riconoscersi” e trovare la loro espressione artistica.

Amir, nato da coppia mista, madre italiana e padre egiziano, è un adolescente perspicace con una situazione familiare sull’orlo della legalità. Sarebbe stato facile scegliere una bella discesa pericolosa seguendo l’esempio negativo di altri e invece no, non ha voluto essere delinquente per diritto ereditario e soprattutto ben deciso a non percorrere un futuro disegnato da altri. Cresce sopportando l’assenza del padre e la fatica della madre, con lo skate supera i confini di un quartiere dove il più bravo è quello che mena più forte, e scopre le arti di strada, dove il migliore era quello che balla la breakdance o sa scrivere una canzone. «Un ambiente individualista in grado di azzerare le differenze».

Le arti di strada stimolano l’espressività e la cultura hip hop comincia ad avvicinarsi. In questo vibrante cammino non possono mancare i graffiti, cocktail di colore, adrenalina e trasgressione. Pioniere quando a Roma la street art non esisteva, Amir lascia un segno, e conquista il suo palcoscenico in città. Ha il sopravvento la necessità di creare una sua arte con la quale costruire il futuro.

Piazzale Flaminio era il punto di aggregazione dell’hip hop romano: grande eterogeneità creativa, techno, rock, punk, writer, contava quello che sapevi fare, il colore della pelle non aveva alcuna importanza. Con i primi consensi scopre di avere un’anima rapper, le rime funzionano e raccontano metà della verità, la vita reale e non la vita di Amir, che è stata rimossa (non è ancora il momento di guardarsi dentro). Arriva il primo album, Uomo di prestigio. Con la canzone Cinque del mattino, racconta la sua storia, affronta i suoi nodi profondi, è finalmente libero. È la magia dell’arte.

Dopo aver prodotto i suoi album da indipendente, arriva inaspettato il contratto con la Virgin e diventa suo malgrado il primo rapper di seconda generazione, lui nato da madre italiana con passaporto italiano diventa immigrato di seconda generazione! Fino ad allora nelle sue canzoni Amir era visto da Amir, per la Virgin era Amir visto dal mondo. Da allora avrebbe avuto l’etichetta di seconda generazione. Il prezzo del successo.

La canzone Caro presidente, un video-appello rivolto a Giorgio Napolitano e dedicato al tema dello ius soli, consolida il suo status di testimonial dei nuovi italiani. Nel 2012 compone insieme al team di musicisti, The Ceasars, la colonna sonora del film Scialla! di Francesco Bruni, ed è riconosciuto ormai protagonista della scena hip hop italiana. Un libro appassionante per conoscere una Roma non ufficiale sorprendente e inaspettata.