Roberta Ricucci / Atossa Araxia Abrahamian

"Cittadini senza cittadinanza" / "Cittadinanza in vendita"

SEB27, 2015, pp. 170, € 15,00 / La nuova frontiera, 2017, pp. 142, € 15,50

di Jessica Cugini

Il tema della cittadinanza di cui tanto si discute da mesi, soprattutto dopo l’insabbiamento del decreto 2092 con cui si dovrebbe cambiare (solo per i minori stranieri residenti nel nostro paese) l’ottenimento di un diritto, ci porta a guardare dentro un tema che continua a dividere, oltre che la politica, l’opinione pubblica. Innanzitutto per far saltare il falso binomio cittadinanza-invasione immigrati, che niente ha a che fare con la proposta di legge e poi per capire cosa è “cittadinanza”, quali nuove realtà abitino all’interno di questo termine, quali sfide e, soprattutto, quali ambiguità.

Cittadinanza, affermava Hanna Arendt, è «il diritto ad avere diritti», quello che continua a determinare non solo chi sta dentro e chi fuori da una comunità, ma che sancisce una sorta di spartiacque tra le opportunità e i limiti all’interno dei quali si muove lo spazio di vita quotidiano di ciascuno. In questo senso, il volto di quelle che per comodità vengono definite “seconde generazioni” è esemplificativo. Roberta Ricucci vi si sofferma per sottolineare come già oggi rappresentino la «cartina di tornasole dell’efficacia del processo di integrazione», che richiama innanzitutto la scuola, prima agenzia di formazione di cittadinanza e di socializzazione, poi l’intera società a dar vita a forme pratiche di convivenza, funzionali a un processo di continuità educativa che metta insieme tutti gli attori di una comunità.

Il discorso sullo ius soli temperato si riferisce a questa parte d’Italia, quella che si vive italiana nella quotidianità ma che non lo è, perché priva del diritto di cittadinanza. Minori che non hanno a che fare con il fenomeno degli sbarchi, né con le tanto temute donne africane che verrebbero a partorire a frotte in Italia. Perché quel “temperato” che accompagna lo ius soli sta a rappresentare tutte le condizioni, temporali e culturali, che ne limitano la concessione.

Riguardo poi la cittadinanza, interessante è il reportage della giornalista Atossa Araxia Abrahamian, in cui si racconta l’accordo attraverso cui gli Emirati Arabi hanno potuto regolarizzare lo status dei bidoon, un’antica popolazione apolide, comprando all’ingrosso migliaia di passaporti dalle isole Comore. Diritto di cittadinanza in cambio di 200 milioni di dollari di aiuti. Un quarto del prodotto interno lordo delle isole per naturalizzare 4mila famiglie bidoon.

Un racconto che smaschera una compravendita, sottolineando come, in nome della cittadinanza, si perpetui la diseguaglianza tra l’occidente e il sud, tra ricchi e poveri, tra chi può avere più di un passaporto e viaggiare senza frontiere e chi non riesce a ottenerne neanche uno.