Africa Orientale

Scuola negata a milioni di bambini rifugiati

Solo nell’Africa dell’Est sono milioni i minori che non possono frequentare la scuola perché si trovano nei numerosi ed affollati campi profughi della regione, a causa delle guerre e della siccità.

di Bruna Sironi

In occasione della giornata internazionale per l’alfabetizzazione, Gabriella Waaijman, direttrice regionale per l’Africa Orientale dell’importante organizzazione Norwegian Refugee Council, ha dichiarato che “la mancanza di educazione per i bambini profughi potrebbe creare una generazione persa”. “I bambini hanno il diritto di andare a scuola” ha aggiunto. Inoltre, fa notare Waaijman, “La frequenza scolastica può salvare le loro vite nei momenti di emergenza. Le strutture scolastiche li salvaguardano, costruiscono network sociali di protezione, insegnano nozioni essenziali per la sopravvivenza e tutelano il loro futuro di bambini nelle comunità”.

Il caso più grave è il Sud Sudan, in cui si stima che 2 milioni e 200 mila minori non possano frequentare la scuola a causa del conflitto che orami si è esteso a gran parte del paese. Sono più del 70% dei minori in età scolare. Più di un terzo delle scuole sono state danneggiate durante gli anni della guerra civile, che è ancora in corso. Molti di questi bambini sono profughi o sfollati, di cui costituiscono la maggioranza del totale, stimato a circa 4 milioni di persone.

Ma anche altri bambini della regione subiscono le conseguenze delle numerose crisi regionali. In Somalia, dove solo quest’anno la siccità ha provocato 766 mila nuovi profughi che si sono sommati a quelli causati da oltre 20 anni di conflitto e instabilità, sono 1 milione e 700 mila i bambini non scolarizzati. Si calcola che il 30% di quelli che hanno frequentato la scuola nei campi profughi, hanno finito il quarto anno senza aver imparato neppure le nozioni di base.

Nei campi profughi della Tanzania, la metà dei 318 mila rifugiati burundesi e congolesi sono minori. Solo il 65% frequenta la scuola primaria, e solo il 3% quella secondaria.
In Uganda, dove ormai i profughi sudanesi sono oltre 1 milione, più della metà dei quali minori, il 40% non frequenta la scuola primaria, oltre l’80% la secondaria.

Perfino in Kenya 588 mila minori non frequentano la scuola a causa dei problemi dovuti alla siccità che ha colpito le regioni settentrionali del paese, dove 1.200 scuole non hanno accesso all’acqua potabile. Solo il 7% dei fondi richiesti per l’educazione in emergenza è stato raccolto per il paese, nonostante il Kenya sia a tutti gli effetti uno dei paesi africani emergenti. Ma in tutta la regione una parte irrilevante dei fondi di emergenza sono stati donati per l’educazione che, in una gravissima situazione come quella attuale, sono considerati, a torto, non essenziali alla salvezza di vite umane.

Ma l’educazione, almeno quella di base, è essenziale al futuro di questi milioni di bambini, e anche a quello della regione. Senza educazione non ci può essere sviluppo. Senza educazione ci sarà esclusione sociale che provocherà nuovi conflitti e una diffusa instabilità.