L'Umhlanga in Swaziland

Mswati III e la “danza delle canne”

Anche quest’anno in Swaziland si è celebrata la festa rituale dell’Umhlanga, una delle cerimonie più importanti per il popolo swazi, durante la quale il sovrano di una delle ultime monarchie assolute al mondo sceglie la nuova sposa tra migliaia di vergini, provenienti da ogni angolo de paese. Da Lobamba, il racconto del nostro corrispondente.

di Marco Simoncelli (da Lobamba - Swaziland)

Migliaia di ragazze cantano e urlano di gioia quando Mswati III, re dello Swaziland, scende dalla tribuna d’onore della Ludzizini Arena di Lobamba e si immerge fra le giovani con numerosi inchini, accompagnato dagli uomini più importanti della famiglia reale. Il sovrano compie così il kudlalisela, l’omaggio alle giovani donne in segno di apprezzamento per le danze e i canti dei due giorni precedenti.
Questo è solo uno dei rituali che il popolo swazi compie ogni anno, in questo periodo, in occasione dell’Umhlanga o Reed Dance (la “danza delle canne”). In questa occasione le giovani vergini del regno si radunano nelle zone limitrofe alla residenza della regina madre Indlovukazi, non molto lontano dalla capitale Mbabane. Per una settimana compiono una serie di riti, tra cui una danza finale in abiti tradizionali che prevede una sfilata di fronte al re, alla fine della quale egli può scegliere tra le ballerine una nuova moglie.
Si tratta di una delle cerimonie più importanti di questa piccola nazione montuosa dell’Africa australe che conta poco più di un milione di abitanti. Lo Swaziland è inoltre una delle ultime monarchie assolute esistenti al mondo.

Cos’è l’Umhlanga

In media questo evento riunisce più di 40 mila ragazze, raggiungendo talvolta picchi di oltre 80 mila. Il significato simbolico della festa, istituita nel 1940 dal precedente sovrano Sobhuza II, è quello di preservare la castità delle giovani prima del matrimonio, servire ed omaggiare la regina madre e rafforzare la solidarietà fra le donne attraverso il lavoro comune. Le giovani per sette giorni vivono assieme in grandi spazi adibiti per l’occasione. Ogni villaggio invia un gruppo di vergini accompagnate da anziani che le proteggono e le supervisionano. Nei giorni che precedono la Reed Dance le ragazze si recano lungo i corsi d’acqua per tagliare alte canne di bambù utilizzate per riparare i danni negli edifici reali. In seguito preparano i vestiti tradizionali che usano durante le danze, tra cui mini gonne e fasce colorate, collane, bracciali, cavigliere con perline.
Negli ultimi e più importanti due giorni dell’evento le ragazze marciano, danzano e cantano tenendo in mano il coltello (Umukhwa) usato per le canne di bambù come simbolo della loro verginità, e il Lihawu, caratteristico scudo swazi.

La scelta

Il re ha la possibilità di scegliere fra le vergini swazi una nuova moglie. Nel paese per tradizione è concesso il matrimonio poligamico, motivo per cui la famiglia reale è da sempre molto numerosa e soggetta a critiche per via del suo costoso mantenimento.

Infatti Mswati III, incoronato re nel 1986 all’età di 18 anni, attualmente ha 15 mogli e 30 figli e non individua una nuova consorte da tre anni, mentre suo padre Sobhuza II era solito scegliere e ne aveva ben 70 con 210 rampolli.
Secondo testimonianze locali sembra che da tempo la scelta venga stabilita a tavolino giorni prima dell’Umhlanga, all’interno della famiglia reale dei Dlamini, i quali in base a strategie politiche userebbero i matrimoni per stringere o consolidare alleanze con gli altri clan swazi, ad eccezione dei Mamba, loro rivali storici.
L’annuncio dell’eventuale scelta non è ancora avvenuto. Voci di corridoio e fonti vicine alle istituzioni reali, interpellate da Nigrizia, dichiarano che quest’anno Mswati III potrebbe scegliere Siphelele Mashwama, giovane figlia dell’attuale ministra delle Risorse naturali e dell’Energia, che lunedì ha danzato assieme alle principesse del regno indossando la corona di piume reale, pur non facendo parte della famiglia.

La tradizione contagia un’ospite d’eccezione

La cultura e le usanze legate alla monarchia sono ben radicate nel regno, composto da un solo gruppo etnico e che nessuno, almeno in apparenza, osa mettere in discussione. Le istituzioni sono le prime a volerne veicolare i contenuti fra i giovani, in modo da garantire che la cultura e la coesione sociale siano tramandate. Questi elementi rendono lo Swaziland un caso raro e affascinante perché minimamente condizionato dalle ondate di globalizzazione. Infatti Mswati III e i Dlamini, facendo leva sulla tradizione, si mantengono saldamente al potere, garantendo forte stabilità politico-sociale.
Tali ricorrenze sembrano essere apprezzate anche dalle nazioni vicine, circostanza dimostrata quest’anno dalla presenza alla Reed Dance del presidente dello Zambia, Edgar Lungu (con Mswati III nelle foto) che ha partecipato come ospite d’onore indossando abiti tradizionali swazi e seguendo il re perfino durante il kudlalisela finale.

Un’usanza discussa

In tempi recenti non sono mancate le critiche a questa secolare usanza da parte di gruppi che lavorano per i diritti umani secondo i quali la Reed Dance danneggerebbe i diritti delle ragazze promuovendo una castità forzata fino al matrimonio, le obbligherebbe a sfilare in pubblico seminude e promuoverebbe la cultura maschilista. L’anno scorso ha fatto scalpore un articolo del giornale britannico “The Guardian” in cui si affermava che le giovani fossero obbligate a partecipare al rituale per evitare di essere marginalizzate e stigmatizzate, come traditrici della nazione, dalle loro comunità. Il giornalista britannico inoltre, sosteneva che alcune delle ragazze fossero state pagate per partecipare.
Sono accuse gravi che Nigrizia ha tentato di verificare nei giorni scorsi, intervistando numerose partecipanti del presente e del passato. Pur avendo ricevuto conferma dell’accentuata disparità sociale fra i sessi, nessuno ha corroborato tali accuse. “Sono felice di essere qui e vivere questa esperienza di unione. Siamo orgogliose di noi stesse e del nostro re”, ha risposto una giovane.

L’atmosfera che si respira in quei giorni è di una festa, in cui le tradizioni sembrano celebrare la fierezza della donna. Non è nell’Umhlanga che le donne swazi vedono violati alcuni dei loro diritti, ma forse nella vita di tutti i giorni.