Migranti / Denuncia di Msf

L’Europa complice dei criminali in Libia

In una lettera aperta all’Ue, l’organizzazione umanitaria boccia le politiche che hanno lo scopo «di tenere i migranti lontani dai nostri occhi» e chiede la chiusura dei centri di detenzione libici, dove avvengono abusi di ogni sorta.

«Le politiche e i soldi dell’Europa e dell’Italia per tenere migranti e profughi fuori dai confini europei alimentano in Libia un sistema criminale di abusi». Lo afferma l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf) in una lettera aperta inviata oggi ai leader dell’Ue e al presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni.

Msf, che da più di un anno assiste i migranti nei centri di detenzione di Tripoli, chiede la chiusura di questi luoghi di detenzione arbitraria dove avvengono estorsioni, abusi fisici e privazione dei servizi di base. Continua la lettera aperta: «La detenzione di migranti e rifugiati in Libia è vergognosa. Dobbiamo avere il coraggio di chiamarla per quello che realmente è: un’attività fiorente che lucra su rapimenti, torture ed estorsioni. Le persone sono trattate come merci da sfruttare. Ammassate in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costrette a vivere una sopra l’altra. Le donne vengono violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. La loro disperazione è sconvolgente». 

Secondo Msf «la riduzione delle partenze - che viene considerata un successo - nella migliore delle ipotesi è ipocrisia e nella peggiore è complicità con il business criminale che riduce gli esseri umani a mercanzia nelle mani dei trafficanti».

Illegalità e traffici

L’organizzazione umanitaria entra poi nel merito delle politiche migratorie Ue degli ultimi anni: «La Libia è solo l’esempio più recente ed estremo di politiche migratorie europee che da diversi anni hanno come principale obiettivo quello di allontanare le persone dalla nostra vista. Tutto questo toglie qualunque alternativa alle persone che cercano modi sicuri e legali di raggiungere l’Europa e le spinge sempre più in quelle reti di trafficanti che i leader europei dichiarano insistentemente di voler smantellare».

Il solo modo per proteggere i diritti delle persone in fuga, afferma Msf, è di assicurare un controllo legale delle frontiere europee. E conclude: «Le persone intrappolate in Libia hanno disperato bisogno di una via di uscita. Devono poter accedere a protezione, asilo e quando possibile a migliori procedure di rimpatrio volontario. Hanno bisogno di un’uscita di emergenza verso la sicurezza, attraverso canali sicuri e legali. Non possiamo dire che non sappiamo quello che sta accadendo. Non possiamo continuare a tollerare questo vergognoso accanimento sulla miseria e la sofferenza delle persone in Libia. Permettere che esseri umani siano destinati a subire stupri, torture e schiavitù è davvero il prezzo che, per fermare i flussi, i governi europei sono disposti a pagare?».