5 DIRITTI CAPITALI: DIRITTO AL CIBO - DOSSIER SETTEMBRE 2017

Non arrivare a cinque anni

Non si fa abbastanza per impedire che il tasso di mortalità infantile si avvicini allo zero. E nemmeno per ridurre ai minimi termini il numero delle persone denutrite. Le raccomandazione dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile e i cambiamenti climatici.

di Cristina Maccarrone

Si muore ancora di fame in questo mondo. E Repubblica Centrafricana, Ciad e Zambia sono i paesi in cui si muore di più. A dirlo è il Global Hunger Index 2016 (Ghi), l’indice globale della fame che ogni anno viene redatto dall’International Food Policy Research Institute (Ifpri). Il rapporto è uno dei principali strumenti che misura in maniera multidimensionale lo stato di nutrizione.

Dunque l’Africa occupa le prime tre posizioni, ma gli stati in questione, secondo la definizione data dall’indice, hanno dei livelli “allarmanti”, ma non “estremamente allarmanti”. Nonostante questo, e nonostante la fame nei paesi in via di sviluppo sia diminuita dal 2000 a oggi del 29%, la situazione risulta critica.

L’indice Ghi, nello specifico, classifica i paesi in una scala di 100 punti dove 0 è il miglior valore possibile mentre l’avvicinarsi a 100 rappresenta la situazione peggiore. Più alto dunque è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale del paese. Per stilare la graduatoria, l’Ifpri combina quattro indicatori: la percentuale di popolazione denutrita; la percentuale di bambini sotto i 5 anni vittime di denutrizione; la percentuale di bambini, sempre sotto i 5 anni, affetta da ritardo della crescita; il tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni.

Bangui in fondo al gruppo

Repubblica Centrafricana, Ciad e Zambia – con un indice Ghi rispettivamente di 46,1 punti, 44,3 e 39 – presentano delle situazioni davvero problematiche e diverse tra loro. Quasi la metà della popolazione del Centrafrica è denutrita e più del 40% dei bambini incorre in un arresto della crescita. Per non parlare di quanti muoiono ogni anno: il 13% di coloro che hanno meno di 5 anni. Tra le cause che determinano questa situazione, un peso rilevante lo hanno la violenza e gli sfollamenti di massa, causati da più di quattro anni di guerra civile, che hanno inciso pesantemente sulla produzione alimentare (dati Fao 2016).

Inoltre, come rilevato dal Programma alimentare mondiale (Pam), anche quando queste persone si nutrono, consumano cibo di scarsa qualità, soprattutto in termini di valore nutritivo, non riuscendo così a soddisfare il proprio fabbisogno e rischiando dunque di contrarre altre malattie.

A ciò si aggiunge anche il fatto che...

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