Non solo Minniti

Migranti, cooperazione e dissuasione

Con il progetto CinemArena, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, comincerà a battere i villaggi del Senegal proponendo film (per agganciare la gente) e momenti di riflessione-informazione sulle migrazioni. Evidenziando ragioni e rischi.

di Vincenzo Giardina

Pattugliatori della Marina in Libia, nuova ambasciata in Niger e task force a sostegno delle unità anti-tratta in Mali. Ma per far fronte alla questione migranti, l’Italia si impegna a informare e svelare falsi miti. Lo fa con la nuova Agenzia per la cooperazione allo sviluppo (Aics) che da settembre punterà sull’Africa. Il progetto si chiama CinemArena e significa “grande schermo” in centinaia di villaggi, all’ombra dei baobab, nella “brousse” dove serve il generatore perché le capitali sono lontane e l’elettricità non arriva.

«Serate di intrattenimento e un’occasione per discutere di migrazioni», sintetizza la coordinatrice Simonetta Di Cori: «I film saranno preceduti da interviste ai capi villaggio e ad altre personalità autorevoli, con testimonianze sulle traversate, gli approdi e le difficoltà in Europa». A settembre si partirà dal Senegal, puntando poi su altri paesi ad alto tasso di emigrazione. Lo schema è stato appena testato in Burkina Faso: anche mille spettatori a sera per Ladri di biciclette o Charlot, muto e allora perfetto per chi parla solo la lingua locale.

Ma cosa c’entrano i film con le traversate del deserto, i naufragi nel Mediterraneo e il lavoro introvabile una volta sbarcati? Per capirlo basta guardare il video-documentario che ricostruisce le serate in Burkina Faso. L’arrivo dei tir dopo ore di sterrato, l’avvio del proiettore e, al tramonto, la radura che si riempie di volti, sorrisi e colori. Prima del film si confrontano i ragazzi, le madri, chi vuole partire o magari chi è tornato desideroso di condividere esperienze su ragioni e opportunità, rischi e abusi.

Migrare consapevoli

Accanto al grande schermo li ascoltano i mediatori, che non parlano solo il francese ma anche le lingue locali, mossi, bissa o gourmanché, ponte indispensabile per avvicinare culture lontane tra loro. Ma l’obiettivo qual è, bloccare i flussi e rafforzare i bastioni della Fortezza Europa? «Non diciamo di non partire ma informiamo sui rischi delle migrazioni e spieghiamo che l’Italia non è un paradiso» risponde Laura Frigenti, il direttore dell’Agenzia.

Difficile darle torto ascoltando Salifo Zare, mediatore: «A bordo dei camion che dal Niger vanno in Libia puoi portare solo quattro litri d’acqua; è importante saperlo altrimenti la bevi tutta in un giorno solo e poi muori di sete». Buoni consigli, ma dopo il cinema si discute pure, magari chiedendosi se 5000 o 6000 dollari possano bastare per trovare lavoro in Europa. E si capisce che chi sbarca in Sicilia non diventa ricco. Lo mostrano le immagini degli stanzoni sovraffollati del Centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo o la clip Be Aware My Brother, realizzata dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) per mettere in guardia i “fratelli” africani: partite solo se siete consapevoli dei rischi.

CinemArena è un’occasione per parlare di chi se n’è andato ma anche di chi invece è rientrato, magari non come avrebbe voluto. «Qui i ragazzi credono che se non parti non sei nessuno e che l’Europa sia l’Eldorado» dice Djiguembe Bertrand, il direttore di Radio Garango. È convinto che quella sera, dopo il film, in molti abbiano cominciato a porsi qualche domanda in più. «Anche sul coraggio di tornare che viene meno sapendo che nel villaggio hanno investito i risparmi su di te» riprende Di Cori: «“Stigma” e “fallimento” sono le parole per descrivere il rientro a casa di chi non ce l’ha fatta, costretto magari a rifondere la comunità di rimesse mai inviate».