Angola al voto

L’Mpla non stravince

L’egemonia del partito-stato subisce un’ulteriore erosione. Lo dicono i risultati delle elezioni politiche del 23 agosto. Alta la partecipazione, intorno al 76%. Le opposizioni denunciano brogli.

di François Misser

Con uno score del 64,57% dei voti, secondo i primi risultati resi pubblici dalla Commissione elettorale nazionale (Cen), la vittoria del partito Mpla (al potere da sempre) è meno netta che nel 2012 (72%) e nel 2008 (82%). Le elezioni si sono tenute il 23 agosto.

Anche se il risultato dovesse abbassarsi ancora di qualche punto, l’Mpla con il 61,82% dei consensi perderebbe 25 seggi ma manterrebbe la maggioranza dei due terzi dei seggi parlamentari, cioè 150, e potrebbe attuare importanti riforme costituzionali.

L’Unita, il maggiore partito di opposizione, è arrivato a quota 26,71%, seguito dalla Convergenza ampia di salvezza dell’Angola – Coalizione elettorale (Casa-Ce) con il 9,46%; e ancora il Partito del rinnovamento sociale (Prs) con l’1, 33%; Fnla e Alleanza patriottica nazionale con meno l’1%.

Ora il capolista del partito che vince le elezioni diviene automaticamente presidente della repubblica. Significa che l’ex ministro della difesa, il generale João Manuel Gonçalves Lourenço, è il successore di José Eduardo dos Santos, al potere dal 1979.

Uomo di apparato dell’esercito e del partito, specialista d’artiglieria diplomato in una scuola militare sovietica e laureato in storia all’Accademia Lenin, Lourenço potrebbe segnare un punto di svolta. Si tratta di capire se l’Mpla e lo stato saranno in grado di liberarsi dalla morsa del clan dos Santos.

In ogni caso il processo sarà lento perché il presidente uscente rimane ancora alla testa del partito. Tuttavia una cosa sembra acquisita: l’abbandono della vicepresidenza dell’ex capo della compagnia petrolifera Sonagol, Manuel Vicdente, padrino di Isabel dos Santos, figlia dell’ex capo di stato e donna più ricca d’Africa. Isabel, designata dal padre nel 2016 alla direzione della Sonagol, ha il compito di riformare l’azienda petrolifera, ma lo dovrà fare sotto lo stretto controllo del ministero delle finanze.

Detto questo, il paese deve fare i conti con la propria coesione nazionale. Anche in questa occasione, l’opposizione non riconosce i risultati del voto. Il vicepresidente dell’Unita, Raul Danda, ha invitato la Cen a rendere pubblici «i veri risultati», mentre il segretario di Casa, Leonel Gomes, ha denunciato l’espulsione, da parte della polizia, al momento dello spoglio, di delegati di partiti di opposizione i numerosi seggi di voto a Huambo e Luanda. Gli osservatori internazionali non hanno tuttavia riscontrato irregolarità su vasta scala.

In definitiva, l’Mpla ha vinto, ha ancora in mano gli ingranaggi dello stato, e tuttavia vede il suo consenso erodersi scrutinio dopo scrutinio. È l’usura del potere prolungato, della corruzione e dei bassi prezzi del petrolio. Malgrado tutto, va tuttavia sottolineato che la partecipazione al voto è stata elevata: 76,5%. E che dunque gli angolani credono nel pluralismo e nella democrazia.