Edoardo Simoni

Irregolari in Libia

Ravenna-Russi, 2016, pp. 60

Cenni sulle bande irregolari, montate e di fanteria (1911-1943). Così il sottotitolo dell’opera, stampata in 80 copie autografate dall’autore che da anni ha focalizzato attenzione e passione sulla storia dell’Italia coloniale in Libia, in questo caso sulla storia militare: Nigrizia ha ricevuto la copia n° 18. Si tratta di un lavoro senza pretese, che può tornare utile da consultare. E forse non sarebbe male se gli desse un’occhiata pure il ministro dell’interno Marco Minniti che si sta muovendo per coinvolgere la Libia in funzione di contenimento dei migranti.

Oltre un secolo fa, «l’Italia formò, via via col tempo, battaglioni indigeni di fanteria, truppa montata su cavalli e cammelli (mehara), artiglieri, carabinieri, marinai ecc.». Eppure ciò non bastò per controllare il territorio e per attuare quella che il colonialismo chiamava “pacificazione” e quindi si costituirono bande irregolari «che erano composte talora da decine di persone talora da migliaia». «Tre le distinzioni essenziali: le bande montate avrebbero dovuto provvedere alla sicurezza delle comunicazioni e delle popolazioni sottomesse; quelle predesertiche presidiare e sorvegliare le località confinanti con il deserto; quelle mehariste sorvegliare le carovaniere e i confini». L’ipotesi di Minniti, che prevede anche l’invio di un contingente militare, tiene davvero conto delle insidie politiche del deserto tripolitano?