Loretta Napoleoni

Mercanti di uomini - Il traffico di ostaggi e migranti che finanzia il jihadismo

Rizzoli, 2017, pp. 347, € 18,50

di Jessica Cugini

C’è un legame tra il business economico dei rapimenti di occidentali nel Sahel, in Libia, Somalia e in Siria e il traffico dei migranti. Un legame che ha il suo punto di congiungimento nelle politiche sbagliate attuate dalla maggior parte dei governi occidentali all’indomani della tragedia dell’11 settembre del 2001. La ricostruzione di questa connessione tra i due traffici che commerciano la medesima merce, donne e uomini, viene raccontata da Loretta Napoleoni attraverso un intreccio di dati e interviste a negoziatori, esperti di terrorismo, ex ostaggi, membri di servizi segreti. Una maglia stretta di relazioni che segue schemi predefiniti, in cui si gioca tutto nel silenzio. Un silenzio richiesto dagli stessi governi, in teoria per evitare che aumenti l’entità del riscatto, in pratica per ridurre al minimo la propria responsabilità nelle negoziazioni.

Il libro dimostra che tutti abbiamo un prezzo e, contrariamente a quel che potremmo pensare, non sono solo i sequestratori a stabilirlo. I mercanti di uomini e donne siedono da entrambe le parti del tavolo. Ciascuno ha un proprio tariffario e in base a quello si muove, negozia. Nella tratta ognuno guadagna qualcosa: i governi, punti percentuali nei sondaggi di opinione e un ruolo strategico nella politica internazionale; i rapitori, il riscatto. Il valore della vita scompare. Nella compravendita, gli esseri umani finiscono per essere solo merce. Politica per i governi, economica per i trafficanti e le loro comunità di appartenenza.

C’è poi un altro perno in questo sofisticato business dei sequestri e della gestione delle migrazioni: la rete di menzogne e inganni, tessuta da più parti. Il governo italiano, ad esempio, nega sempre che il rilascio dei propri concittadini sia avvenuto in seguito al pagamento di un riscatto. Mentre i rapitori sanno che il nostro paese è quello non solo che paga sempre, ma che paga il prezzo più alto. L’altra schiacciante verità è che i rifugiati siano diventati merce e fonte di guadagno per tanti, anche in Europa, dando vita a un business economico costruito su un dramma.

Questo modus operandi mantiene in vita tutti gli anelli della catena: i profitti dei sequestri diventano «carburante per il processo di destabilizzazione politica» di diversi paesi, nonché capitale per armare i vari gruppi jihadisti e bande ribelli. Quando poi i rapimenti diventano più difficili da mettere in atto, perché le zone iniziano a essere considerate a rischio, il business si trasforma, cambia rotta intercettando quella della tratta dei migranti. E si riparte con un altro giro che coinvolge ancora tutti.

La crisi migratoria, che l’Europa non riesce a gestire in maniera unitaria, attuando esclusivamente politiche di respingimenti, non solo mette in luce la fragilità di un continente disintegrato e diseguale, ma mostra un’altra faccia di chi gioca allo stesso tavolo dei trafficanti, lucrando a sua volta sulla tratta, diventando l’ultimo anello protagonista di questo business.

I volti dei mercanti di uomini raccontati da Napoleoni sono tanti, tra questi ci sono anche i nostri, non poi così diversi da quelli di chi in passato negoziava schiavi o colonizzava paesi lontani, tenuti insieme da un comune denominatore: la convinzione di poter decidere liberamente delle vite altrui senza dover rispondere a nessuno.