Lina Farronato

Anuarite, martire congolese

Paoline, 2016, pp. 190, € 14,50.

di Elio Boscaini

Far bene il bene

 Un modo immediato, quasi filmico di raccontare una vicenda conclusasi umanamente in tragedia, quella che ci racconta la paolina Lina Farronato. Il merito va forse anche al fratello comboniano, padre Elio che, lavorando in Repubblica democratica del Congo, le fa da testimone.

La storia raccontata è quella di una martire congolese (ce ne sono stati molti, di martiri, in terra congolese, e non solo tra i missionari; c’è chi parla addirittura di… milioni, perché tanti erano i cristiani, tra le vittime) di nome Anuarite (che significa “colei che si burla della guerra”) e che alla nascita viene chiamata Nangapeta (“la ricchezza inganna”).

Il papà Amisi Batshulu sogna di avere almeno un maschio, ma la moglie non gli dà che delle femmine. E il 29 dicembre 1939 nasce Anuarite. Il padre parte come volontario nell’esercito belga per la guerra contro Hitler e dalla Palestina, dove si trova, Amisi scrive alla moglie invitandola a divenire cristiana e a battezzare anche le figlie.

Al battesimo, ricevuto insieme alla mamma Giuliana, la nostra piccola riceve il nome di Alfonsina: è il 17 giugno 1943. Frequenta la scuola della missione tenuta da suore belghe. In loro vede generosità nel servizio e sente crescere in lei il desiderio di condividere quel genere di vita. A 13 anni viene accolta come aspirante dalle suore dell’istituto Jamaa Takatifu, fondato negli anni Trenta del secolo scorso allo scopo di accogliere giovani congolesi desiderose di consacrarsi a Dio per un servizio ai fratelli. Con l’indipendenza del paese (1960), l’istituto diventa autonomo. Anuarite, una volta diplomata si dedica all’insegnamento con impegno. Lei vuole solo che il bene sia fatto bene!

Ed ecco una tragedia dalle dimensioni enormi abbattersi sul suo paese. Anche i missionari non sono risparmiati. I simba volano di vittoria in vittoria e a metà agosto 1964, dopo Kisangani, conquistano Isiro ed entrano a Wamba dove era vescovo il belga mons. Joseph Wittebols, dehoniano, che di Anuarite era il padre spirituale e che aveva invitato i missionari a non abbandonare il gregge.

Il 29 novembre i simba, drogati e ubriachi, giungono al convento delle suore dove vive Anuarite. Le suore, in balia della forza bruta di quegli uomini, vivranno ore da… martiri. Ma la sola vittima sarà lei, suor Alfonsina, che il colonnello Gastone Ngalo aveva adocchiato e scelta tutta per sé. Il colonnello Pietro Olombe dovrebbe portargliela, ma non riuscendo per nulla a piegare la sua resistenza incrollabile, la percuote col calcio del fucile, sferrandole infine con la massima violenza il colpo fatale alla testa, mentre lei è ancora capace di dirgli: «Ti perdono perché non sai quello che fai». Agonizzerà a lungo. Muore all’una e cinque del 1° dicembre 1964. Non aveva ancora 25 anni.