LA GUINEA SIA CONDE' - DOSSIER MARZO 2017

Le post-verità sull’ebola

Un sito di destra italiano lancia l’infamia che la propagazione dell’epidemia del virus era frutto di un complotto pluto-giudaico ai danni delle popolazioni africane. Un sito guineano la riprende e si scatena la rabbia verso i medici e una polemica tra maggioranza e opposizione.

di Luca Raineri

Le bufale pubblicate dai siti complottisti di varia estrazione non meriterebbero alcuna speciale attenzione se non fosse che, come il famoso battito di ali della farfalla, anche le peggiori fandonie, navigando attraverso la rete, possono amplificarsi, approdare dall’altro capo del mondo, e finire per provocare terremoti tanto inattesi quanto devastanti.

È successo in Guinea, dove una pessima falsa notizia, inizialmente destinata a tutt’altro pubblico, ha suscitato ondate di panico e finito per interferire con la risposta alla crisi dell’ebola.

Per fare chiarezza in questa assurda, drammatica vicenda occorre procedere con ordine. I primi casi di ebola si verificano in una remota regione della Guinea forestale, nel dicembre 2013. Priva di un trattamento efficace, l’epidemia si estende rapidamente ai paesi confinanti, Sierra Leone e Liberia. Medici senza frontiere lancia l’allarme, e nell’agosto 2014 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) decreta una situazione di emergenza sanitaria mondiale. I governi locali e la comunità internazionale adottano allora delle misure di controllo eccezionali – chiusura delle frontiere, interdizioni alla mobilità interna, quarantene di massa – e, salvo alcuni casi sporadici, l’epidemia rimane sostanzialmente confinata ai tre paesi iniziali.

Dappertutto – in Africa, ma anche in Europa e in Usa – le drastiche misure di risposta a ebola hanno suscitato sconcerto e panico, talvolta sconfinati nella violenza, che hanno ovviamente complicato il lavoro di medici e volontari. Si tratta di reazioni, in fondo, non incomprensibili, se si considera che...

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