LA GUINEA SIA CONDE' - DOSSIER MARZO 2017

L’affare del secolo

Grazie alle indagini (e ai Panama Papers) seguite alla cessione gratuita da parte di Lansana Conté al gruppo Steinmetz della miniera di Simandou, il giacimento di ferro più grande al mondo, sono emerse matrioske finanziarie, che riconducono tutte alle Isole Vergini, ben conosciuto paradiso fiscale. Esempio da manuale della nuova forma di sfruttamento coloniale dell’Africa.

di Luca Raineri

Che le multinazionali, con la complicità più o meno coatta dei governi locali, abbiano contribuito allo sfruttamento neocoloniale dell’Africa, più che al suo sviluppo, è un dato sotto i riflettori da molti anni. Ciò che, tuttavia, non è emerso nelle analisi “terzomondiste” è il ruolo centrale di un ulteriore attore fondamentale di questa dinamica di subordinazione: i paradisi fiscali. Qui si giocano transazioni finanziarie in cui convergono gli interessi di mafie, criminali in doppiopetto, regimi corrotti e insospettabili capitani d’industria nostrani, protetti da un omertoso velo di segreto bancario. La storia di quello che è stato definito “l’affare del secolo” è particolarmente istruttiva a questo proposito, e merita di essere raccontata. È una storia di cui forse non si sarebbe mai saputo nulla, se non fosse stata portata alla luce dalle recenti inchieste connesse con i Panama Papers.

Sékou Touré, padre della Guinea nonché fervente terzomondista, era solito dire che «la Guinea è uno scandalo geologico». E in effetti il sottosuolo del paese rigurgita di straordinarie ricchezze: oro, diamanti, petrolio, gas naturale, bauxite, ferro. La miniera di Simandou, nella regione della Guinea forestale, è il più grande giacimento di ferro noto al mondo, con una capacità di oltre 2 miliardi e mezzo di tonnellate. Fino al 2008, i diritti di sfruttamento della miniera appartenevano alla Rio Tinto, colosso anglo-australiano dell’industria estrattiva. Nel dicembre dello stesso anno, il dittatore Lansana Conté, in punto di morte, ritira improvvisamente la concessione alla Rio Tinto, accusata di aver trascurato i lavori di valorizzazione della miniera per oltre un decennio, e la trasferisce gratuitamente al gruppo Steinmetz, proprietà dell’omonimo miliardario israeliano, arricchitosi con il commercio di diamanti (è il principale fornitore del gruppo sudafricano De Beers, per capirsi), ma senza alcuna esperienza nell’ambito dell’estrazione del ferro.

L’operazione... 

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