LA GUINEA SIA CONDE' - DOSSIER MARZO 2017

Global Guinea

La nomina di Condé a presidente dell’Unione africana; il ruolo giocato dal paese nella crisi gambiana e la competizione con il Senegal sono tre partite importanti giocate sullo scenario regionale. Ma l’attenzione di Conakry va oltre i confini continentali. Cina l’interlocutrice privilegiata.

di Angelo Turco

Alpha Condé ha giocato un ruolo decisivo nella risoluzione della crisi gambiana. È stata la sua mediazione estrema a convincere l’autocrate di Banjoul, il sinistro Yahya Jammeh, ad abbandonare il palazzo lasciando le redini del paese a Adama Barrow, eletto democraticamente il 1° dicembre 2016. Il presidente guineano era il solo amico di Jammeh in Africa occidentale, insieme al mauritano Mohamed Ould Abdela Aziz: a lui è spettato il compito di salvargli la faccia, e forse la vita.

La questione gambiana dà un’idea del ruolo non convenzionale che la Guinea svolge sul piano delle relazioni internazionali. Com’è che il vecchio militante socialista Condé, il tenace oppositore del dittatore Lansana Conté in Guinea, si erge a difensore di una figura cleptocratica e del tutto squalificata come Jammeh? Condé ha risposto: puro buon senso. Jammeh ha cominciato ad agitarsi quando qualcuno ha evocato le conseguenze penali delle sue malefatte politiche e delle sue ruberie. Garantiamo a lui, alla sua famiglia e alla sua cerchia ristretta di una dozzina di persone un salvacondotto e Jammeh ritornerà nei ranghi. Una opzione diversa, come quella dell’invasione, poteva costare molto cara all’Africa occidentale, e, in ogni caso, avrebbe complicato il quadro politico. 

Il rivale di sempre.

 Fin qui il testo, se possiamo dire: Condé pratica la politica del buon senso e rafforza la sua immagine di fine negoziatore. Il sottotesto ci racconta invece un’altra storia, che...

Per continuare la lettura di questo ed altri articoli di Nigrizia, abbonati alla rivista cartecea o all'edizione online.