Brunetto Salvarani

Un tempo per tacere e un tempo per parlare

Città nuova, 2016, pp. 264, € 18,00.

Se per papa Giovanni XXIII, al suo posto, era molto più importante il silenzio che saper parlare, siamo lieti che Salvarani abbia trovato il tempo di raccontarsi. Non in una autobiografia, ma in un cammino che ha percorso «diverse stagioni del dialogo», dal concilio Vaticano II all’arrivo di Francesco, vescovo di Roma. E tutto questo, come scrive l’autore, che si riconosce “uomo del dialogo”, sempre a partire dalla sua Carpi, «sempre da laico, sempre con dubbi e curiosità che solide certezze». Perché la sua vocazione più autentica è sì “il mestiere di teologo” (è docente di teologia della missione e del dialogo presso la Facoltà teologica dell’Emilia Romagna), ma nel quadro di una vita vissuta in pienezza anche come cantautore, insegnante alle medie e alle superiori, amministratore pubblico, come assessore alla cultura del comune di Carpi. Importante nel suo percorso umano e professionale, il suo lungo passaggio a CEM Mondialità, di cui diventerà il primo direttore laico e non saveriano, fino alla conclusione provocata dalla «traumatica scomparsa del CEM». Il suo giudizio? «L’insufficiente rielaborazione culturale da parte di troppi istituti religiosi, incapaci di affrontare tali questioni con coraggio evangelico e speranza nel futuro». (E.B.)