60 VOLTE GHANA - DOSSIER FEBBRAIO 2017

Democrazia dell’alternanza

Indipendente dal 1957, da un quarto di secolo questo paese dell’Africa occidentale va al voto nel rispetto della Costituzione. Ancora convivono sviluppo e povertà, ma il funzionamento delle istituzioni democratiche rappresenta un modello cui non pochi paesi africani dovrebbero fare riferimento.

di Angelo Fontana

Il 6 marzo 1957 la Gold Coast accedeva alla sovranità internazionale con il nome giuridico di Ghana. Nome scelto in riferimento all’antico impero del Ghana che si estendeva, un tempo, a circa 800 km a nordovest del Ghana di oggi. Lo sviluppo sociale raggiunto e l’azione del leader carismatico che era Kwame N’Krumah (1909-1972) permisero al paese di diventare la prima nazione indipendente (dal Regno Unito) dell’Africa subsahariana. N’Krumah, primo ministro, scelse quel nome perché «ispiratore di futuro». Un rappresentante della Corona inglese ebbe ancora il titolo onorifico di capo di stato finché, nel 1960, il Ghana divenne repubblica con N’Krumah presidente.

N’Krumah, l’osagyefo (redentore), era un convinto sostenitore del socialismo africano. Promosse quindi lo sviluppo, facendo leva sulle notevoli risorse per migliorare il benessere della popolazione. Il sistema economico voluto da N’Krumah intendeva combinare l’iniziativa privata con un ruolo importante dello stato. Ottenne subito qualche successo, in particolare nel campo dell’istruzione e delle infrastrutture (vedi la grande diga di Akosombo sul fiume Volta, situata nella zona sudorientale del Ghana, dando origine al più vasto lago artificiale al mondo, realizzata dagli italiani di Impregilo).

Ma qualcosa non ha funzionato. E mentre N’Krumah sognava il panafricanismo – una sorta di unione politica tra gli stati del continente, idea però non condivisa dalla maggioranza dei suoi partner africani – si lasciava trascinare in sogni di grandezza e sprechi conseguenti, dove la corruzione trovava terreno fertile per radicarsi. A metà anni Sessanta, in un momento di difficoltà dell’economia, i costi delle sue ambizioni politiche a livello continentale gli alienarono la popolazione. I militari intervennero, defenestrandolo (1966).

Seguono anni di instabilità con colpi di stato a ripetizione. Finite le illusioni post-indipendenza, regnano il caos e la miseria. È allora che il luogotenente Jerry Rawlings prende il potere con un colpo di mano (1981) e lavora, poco a poco, per instaurare la democrazia. Nel 1992 viene adottata una Costituzione sul modello americano. Rawlings è eletto presidente e rieletto nel 1996. Nel 2000, rispettando i dettami della Costituzione, non si ricandida per un terzo mandato. A dicembre di quell’anno viene eletto presidente John Kufuor che sarà rieletto per lasciare poi il posto a John Atta Mills nel dicembre del 2008. L’improvvisa morte di Mills a luglio 2012 apre un periodo di transizione guidato dal vicepresidente John Dramani Mahama che, vinte le elezioni, diventa presidente. L’alternanza al potere e il confronto democratico sembrano ormai irreversibili.

La conferma viene dal voto del dicembre 2016: Mahama che correva per il secondo mandato ed era dato per vincente, è stato battuto da Nana Akufo-Addo al primo scrutinio con il 53% delle preferenze ed è il nuovo presidente dal 7 gennaio scorso.

Un ulteriore test del consolidamento della democrazia ghaneana che può servire da esempio per molti paesi del continente. Perché così si costruisce una nazione: rispettandone la Costituzione e le scadenze elettorali.

Turbolenze economiche

Con i suoi 27 milioni di abitanti e un Pil di 35,9 miliardi di dollari (1.340 dollari pro capite) nel 2015, il Ghana è la seconda economia della Cedeao (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) dopo la Nigeria e prima della Costa d’Avorio. Dal 2010 è entrato a far parte dei paesi a medio reddito. Negli ultimi dieci anni il tasso di crescita medio annuo è stato del 6,7%, con il 2011 che ha visto un picco di crescita (14%) legato all’avvio dello sfruttamento petrolifero. Dal 2014, però, lo slancio economico sta conoscendo un deciso rallentamento.

L’economia ghaneana è diversificata: il settore dei servizi rappresenta il 51,9% del Pil, segue l’industria (26,6%) e poi l’agricoltura (21,5%). Benché priorità nazionale, l’industria manifatturiera rimane debole ed è concentrata intorno ai porti di Takoradi e Tema-Accra, i due maggiori poli industriali.

Principali prodotti di esportazione sono l’oro: 2° produttore d’Africa (4,4miliardi di dollari esportati nel 2014); il petrolio: 110mila barili al giorno, che dovrebbero raddoppiare entro il 2018; e il cacao: 2° produttore mondiale dopo la Costa d’Avorio, con una produzione di 700/900mila tonnellate annue.

Negli ultimi anni, la caduta dei prezzi delle materie prime ha avuto pesanti ricadute sull’attività economica, sul deficit pubblico, sul debito estero e sulla moneta (cedi). Nel 2014, le spese pubbliche, fondate sulle speranze di importanti entrate legate al petrolio, sono cresciute al punto da creare un deficit del 9,5%. Nel 2015 e nel 2016 la crescita si è fermata al 3%, con un’inflazione al 17%. Inoltre, un cattivo raccolto del cacao nella stagione 2014 ha comportato una forte diminuzione delle riserve monetarie, accentuando la svalutazione della moneta. Il che ha provocato un aumento del debito pubblico che, secondo l’agenzia Fitch, è il più alto di tutti i paesi dell’Africa subsahariana (73% del Pil a fine 2015). Il guaio è che rimborsare il debito costa il 30% del reddito del paese! È così che nel 2015 il Ghana è stato costretto a ricorrere all’aiuto del Fondo monetario internazionale che ha stanziato un piano di salvataggio da 920 milioni di dollari.

Sono due le strozzature che frenano la crescita del Ghana: da una parte il deficit di produzione di energia elettrica con ricorrenti crisi energetiche; dall’altra la cronica debolezza della moneta nazionale. La pratica della Banca del Ghana di finanziare direttamente e in maniera consistente il deficit dello stato è all’origine della svalutazione del cedi (-30% nel 2014). Il credito è troppo caro (21%) e questo strangola lo sviluppo del settore privato. Secondo la Banca mondiale il 25% dei ghaneani vive sotto la soglia di povertà.

Ciononostante, il paese gode sul piano internazionale di una immagine molto positiva. Non per nulla era stato scelto dal presidente Barack Obama per il suo primo viaggio in Africa, il 10-11 luglio 2009. Importante è il suo ruolo regionale e il suo impegno in numerose missioni di peacekeeping dell’Onu (Sierra Leone, Libano, Repubblica democratica del Congo, Costa d’Avorio, Mali…). Il Ghana ha avuto anche un ruolo di mediazione nella risoluzione dei conflitti in Costa d’Avorio e Liberia. L’esercito e i servizi di sicurezza sono attivi nel Golfo di Guinea per contrastare il traffico di droga (il Ghana è un paese di transito, soprattutto di cocaina) e le minacce del fondamentalismo islamico.

La sfida maggiore del nuovo presidente rimane quella economica. “Un quartiere, una fabbrica” è stato lo slogan delle sua campagna elettorale centrata appunto sui temi dello sviluppo e sulla lotta alla disoccupazione. Intende incoraggiare gli investimenti soprattutto tramite la riduzione della tassazione. Le difficoltà però permangono: prezzi deboli delle materie prime, inflazione a due cifre, e il cedi che continua la sua caduta in rapporto al dollaro…