Il ritorno della somalia

Transizione interrotta

Le attese del 2012 sono state largamente tradite. L’architettura istituzionale prevista è ancora monca e la Costituzione è nel libro dei sogni. Le istituzioni reggono solo grazie alla presenza di Amisom. Tuttavia, le elezioni e la costruzione degli stati federali rappresentano dei passi avanti.

di Mario Raffaelli

Quando nella Conferenza di Londra del 2012 fu approvato il programma per la Somalia Vision 2016, gli obiettivi erano ambiziosi. Nei quattro anni previsti, si sarebbe dovuto portare a termine la “transizione” iniziata con l’accordo di Gibuti del 2009 (la seconda, dopo quella iniziata con la Conferenza di Nairobi nel 2004), attraverso la costruzione di un sistema federale, l’approvazione per referendum di una nuova Costituzione e, infine, elezioni basate, per la prima volta dopo decenni, sul principio “un uomo, un voto”.

Di tutto ciò, arrivati al dunque, è rimasto poco: la tipologia e la stessa data delle elezioni hanno subìto costanti e consistenti modifiche; il processo di federalizzazione è andato avanti con limiti e tensioni permanenti; la preparazione di una nuova Costituzione è rimasta nel libro dei sogni.

È indispensabile, quindi, fare un bilancio onesto di quanto è stato prodotto e, soprattutto, cercare di individuare quali possano essere gli elementi di novità sui quali una diversa azione della comunità internazionale potrebbe fare leva per cercare di aiutare i somali a far avanzare una reale stabilità.

A tutt’oggi, infatti, la sopravvivenza delle istituzioni somale dipende in larga parte dalla...
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