Klaus Stieglitz with Sabine Pamperrien

Oil, power and a sign of hope

Rüffer & Rub, 2016, pp. 306

di Bruna Sironi

Il petrolio costituisce il 98% delle entrate di bilancio del Sud Sudan. I campi petroliferi, che si trovano nella fascia settentrionale del paese, sono gestiti da consorzi di compagnie in cui la maggioranza delle azioni è detenuto da multinazionali del settore, mentre compagnie locali, controllate dal governo di Juba, sono sempre soci di minoranza. Tra gli azionisti di maggioranza nella gran parte dei consorzi spicca la malesiana Petronas, sponsor e partner della Mercedes in Formula uno.

Oil, power and a Sign of Hope è l’appassionante storia di come una piccola organizzazione non governativa tedesca, Sign of Hope, appunto, che ha lavorato nelle zone petrolifere sud sudanesi dal 1994, dimostra la responsabilità della mala gestione dei pozzi nell’inquinamento della falda acquifera e delle acque superficiali di una vasta regione abitata da centinaia di migliaia di persone e da milioni di capi di bestiame. Regione compresa in un’area umida protetta dalle convenzioni internazionali, il Sudd.

La cronistoria delle ricerche sul campo e della sempre più chiara evidenza scientifica dell’inquinamento dovuto a incuria si intreccia con un altro importante percorso. L’organizzazione infatti cerca di impegnare i partner tedeschi perché convincano la Petronas ad assumersi le responsabilità del disastro ecologico e ripari gli enormi danni che sono derivati dal suo operato.

Il libro è costruito come una raccolta di storie e documenti che raccontano innanzitutto il difficile lavoro di ricerca in zone del Sud Sudan più profondo per di più tormentato dalla guerra civile dal 2013; e poi lo stringersi di una partnership sempre più importante tra la Petronas e le Frecce d’Argento della Mercedes e infine i numerosi tentativi di influenzare la multinazionale petrolifera che si infrangono contro un muro di gomma sempre più resistente, nonostante l’attenzione dell’opinione pubblica tedesca per la responsabilità sociale d’impresa.

Sign Of Hope, tra le pochissime ong internazionali presenti nel Sudd, viene coinvolta nella questione dell’inquinamento delle risorse idriche fin dal 2007, direttamente dai pazienti del centro di salute che gestisce in una zona non lontana dall’importante campo petrolifero di Thar Jath, nel sud dello stato di Unità. Fin dalle prime ricerche, l’inquinamento della falda e delle acque superficiali risulta così preoccupante che l’organizzazione, il cui obiettivo ultimo è la difesa dei diritti umani di base della popolazione con cui lavora, decide di impegnarsi a fondo per approfondire scientificamente le cause del disastro e suggerire misure adeguate a garantire acqua potabile alla popolazione.

Nel suo lavoro sul campo tocca evidentemente interessi di potenti a livello locale e nazionale che reagiscono con chiare minacce, tanto da motivare la sofferta decisione di interrompere il lavoro nel paese. L’autore, esperto in scienze politiche e giuridiche, è il vicepresidente di Sign of Hope. (Bruna Sironi)