Maria Ollari

Burundi, la terra del dolore e del silenzio

Infinito, 2016, pp. 176, € 14,00

Un libro testimonianza e racconto di chi del Burundi è rimasta affascinata. Una terra «che la gente tanto ama da renderla monumento vivente alla vita di ogni giorno». Nell’introduzione, il sociologo Marco Deriu si interroga, di fronte all’indifferenza di tanti al dramma del Burundi, se per caso non ci sia «un razzismo implicito nella sensibilità umanitaria dell’opinione pubblica europea».

Da decenni il piccolo paese nel cuore dell’Africa non conosce pace e oggi ancora vive nel terrore e sull’orlo di una guerra civile. Si sono ripetuti massacri su base etnica e nessuno saprebbe più contabilizzare le centinaia di migliaia di morti burundesi. E centinaia di migliaia di persone sono fuggite all’estero. Tra queste, l’ex ministro Jean-Marie Ngendahayo, politico discendente dalla famiglia reale burundese che combatte per la democrazia e che intreccia una profonda relazione affettiva con Maria, l’autrice del libro, infermiera professionale e sociologa, che conosce il Burundi dal 1976 e dove ha lavorato anche come formatrice e consulente. Un libro che si situa tra la testimonianza e la storia di un amore impossibile. Che risveglia un acuto senso di nostalgia in chi ha amato e vissuto in quel meraviglioso paese

«Questo libro è un’occasione ? scrive Deriu nel suo testo introduttivo ?. La storia ci insegna che i più grandi crimini sono resi possibili dai grandi silenzi. Così molto di quel che succederà dipenderà dall’attenzione e dalla reazione della comunità internazionale». (EB)