Maurizio Bettini

Radici - Tradizione, identità, memoria

Il Mulino, 2016, pp. 132, € 12,00.

di Redazione

Le radici culturali sono davvero aggrovigliate. Sembrerebbero rispondere al bisogno, collettivo e individuale, di reagire a una modernità che ci omologa, ancorando identità, autenticità e tradizione a un passato inequivocabile. Ma l’ancoraggio è fittizio e semplificatorio. L’autore, che insegna filologia classica all’Università di Siena ed è direttore del centro Antropologia del mondo antico, la spiega così: «Da un lato siamo sempre più convolti in un’assimilazione “presentista” prodotta da cellulari, abbigliamento, musica, divertimenti, tecnologia e così di seguito; dall’altro ci vogliamo diversi appellandoci al passato di luoghi e di tradizioni di ogni tipo – viviamo immersi in un’antropologia (reale) dell’omologazione e ce ne creiamo una (immaginaria) della differenza».

Ad alimentare questo meccanismo concorre anche la presenza tra noi della differenza per antonomasia: i migranti, che ci risultano identitari. «L’alterità – anche se solo superficiale o supposta, anche se non esplicitamente condannata o derisa – spinge comunque a riflettere sui fondamenti culturali. Di qui la reazione: anche noi abbiamo una tradizione e un’identità, non solo loro, e anzi le vogliamo difendere». Un testo da mandare letteralmente a memoria.