Giulio Albanese

VITTIME E CARNEFICI - Nel nome di “dio”

Einaudi, 2016, pp. 173, € 17

di Marco Ratti

Gli oppressi e gli indifferenti

Un viaggio attraverso secoli di storia e decine di migliaia di chilometri percorsi in ogni direzione. Un viaggio soprattutto umano, tra i perseguitati di ogni tempo e luogo, tra le vittime di chi usa la religione come un’arma di distruzione di massa e tra storie di donne e uomini che vedono calpestata la loro dignità dal sistema di potere vigente.

Può essere riassunto così l’ultimo saggio dal comboniano Giulio Albanese. Un testo che vuole aiutare a capire, a dare una chiave di interpretazione di ciò che sta succedendo in questo mondo che rischia di essere travolto dalla «globalizzazione dell’indifferenza». Ma per iniziare questo percorso bisogna abbandonare qualunque possibile scorciatoia: i fenomeni sono intrecciati e complessi, come avverte il primo capitolo, e il lettore deve avere la pazienza di costruire il puzzle un pezzetto dopo l’altro, guardando la scena dalla parte degli ultimi.

Il libro è un po’ da conoscere, un po’ da studiare. Da una parte, le situazioni più coinvolgenti sono rappresentate da esperienze vissute in prima persona dal missionario. Come quando ricorda l’incontro avuto in Sudan nel ’92 con alcuni giovani cristiani dell’etnia denka, fuggiti dal loro villaggio razziato dai miliziani: «Mi raccontarono cose davvero agghiaccianti. Uno di loro, ad esempio, era stato ridotto in schiavitù dai mercanti arabi, riuscendo poi a darsi alla fuga e a trovare riparo a Yirol dopo due lunghi mesi di marcia».

Ma per capire le origini di questi avvenimenti bisogna anche studiare. Il saggio ci propone alcuni stralci della storia recente di diversi paesi attraversati da guerre e persecuzioni di vario genere, come Algeria, Egitto, Sudan, Somalia, Nigeria, Arabia, Iran, Iraq, Siria, Israele, per fare qualche esempio. Utile anche la carrellata di figure rilevanti dell’islam riformista e del mondo cristiano che hanno contribuito al dialogo interreligioso, da Giovanni Damasceno fino a papa Bergoglio. Una serie di spunti, dunque, che potrebbe stimolare il lettore a sviluppare altri approfondimenti.

Padre Giulio analizza organizzazioni terroristiche come Boko Haram in Nigeria o al-Shabaab in Somalia. E si sofferma sull’assurda persecuzione nei confronti degli “ebrei-afro” dell’Etiopia, visti con sospetto dai fautori dell’ortodossia ebraica, o dei musulmani Rohingya da parte degli estremisti buddisti in Myanmar, o dei seguaci del movimento spirituale Falun Gong in Cina.

L’ultima sezione del saggio è dedicata ai tanti martiri del nostro tempo «immolati sull’altare sacrificale di un’economia perversa». Un’analisi ricca di dati e informazioni per conoscere i «perseguitati per causa della fame», i «perseguitati della finanza» e i migranti in fuga da fame e guerre.

Il viaggio si conclude con un’appassionata esortazione: «Oggi siamo chiamati, come cristiani, a fare questo: fermare il sistema dell’impero!». Come? «Attraverso quei tanti piccoli accorgimenti che possiamo adottare nella nostra vita quotidiana, che hanno in sé la forza di sabotare le azioni perverse dei violenti».