Michela Wrong

BORDERLINES

Fourth Estate, 2015 pp. 344, in inglese

di Bruna Sironi

Solo catene

Potrebbe essere definito un romanzo storico dove la realtà è appena velata. È ambientato in un paese africano, Nord Darrar, che ha sostenuto una sanguinosa guerra contro il suo vicino, Darrar, per una disputa per la sovranità sul porto di Sanasa. È fin troppo chiaro che si parla di Etiopia ed Eritrea.

La protagonista, Paula Shackleton, avvocatessa inglese in un momento particolarmente difficile della sua vita, viene ingaggiata da Winston Peabody, rappresentante del governo di Nord Darrar per preparare l’udienza della Corte permanente dell’Aia che dovrà decidere dell’appartenenza del porto conteso. I due paesi si confrontano con tutti i mezzi leciti e illeciti nella ricerca di mappe e documenti del loro passato coloniale. Darrar getta sul tavolo la sua storia imperiale, resa visivamente dalla ridondanza del dossier presentato alla Corte. Nord Darrar risponde con la sobrietà puntuale di un nuovo stato che crede e si affida all’imparzialità dei giudici e della comunità internazionale.

I due presidenti, che appaiono al ricevimento per l’inizio dei lavori, evidenziano la distanza tra i due paesi. Dopo i saluti formali facilitati da Kofi Hannan, segretario generale dell’Onu, si attestano ai due angoli opposti della sala. Il presidente di Nord Darrar, con la sua solita camicia a maniche corte, sovrasta in altezza il presidente di Darrar che indossa un abito perfettamente adatto all’occasione, e, commenta Paula, per uno nella sua posizione non dev’essere facile essere guardato dall’alto al basso dal suo avversario.

Attraverso la permanenza di Paula a Lira, capitale del Nord Darrar, e il suo lavoro di ricerca il lettore viene immerso nel clima del paese, dove tutti si conoscono e nessuno si fida di nessuno. Dove il presidente può buttar là, in modo intimidatorio, nell’unica conversazione con Paula, che ha scelto un bar inadatto per i suoi momenti di relax. Dove non è consigliabile fare domande e neppure utile, perché le risposte saranno sempre evasive. Dove George, il giovane medico di un campo di sfollati, è stato arrestato senza un’accusa precisa, probabilmente per essersi opposto al reclutamento forzato dei giovani a lui affidati, e non si sa dove sia recluso.

Paula si sente progressivamente sempre più insofferente ed estranea al paese fino ad accettare di fare qualcosa contrario alle politiche del governo di Nord Darrar e all’etica professionale, che avrà ripercussioni importanti sulla sua stessa possibilità di continuare a lavorare per il Nord Darrar. Il libro si apre con una scena angosciante: Paula è trattenuta nell’aeroporto di Lira per accertamenti. E si chiude con la lettera di Dawit, un ex combattente della guerra di liberazione e il suo migliore amico a Lira, che gli svela di essere stato lui a tradirla.

Michela Wrong conosce molto bene l’Africa per essere stata a lungo corrispondente dal continente per importanti testate quali l’agenzia Reuters, la BBC e il Financial Times. Borderlines è il suo primo romanzo.