Fotografia vintage

Scatti d’altri tempi

Si moltiplicano le mostre d’immagini d’epoca. E si segnala un progetto nigeriano che recupera foto d’archivio attraverso i social network.

di Stefania Ragusa

Al Grand Palais di Parigi è in corso una grande retrospettiva dedicata a Seydou Keita (1921-2001). Una mostra bellissima, che sta suscitando forti polemiche. Perché presenta il fotografo maliano come padre della fotografia africana. Non è la prima volta che accade ma se, fino a poco tempo fa, una disinformazione come questa rappresentava un peccato veniale, adesso non è proprio più possibile accettarla. E, infatti, diverse voci di intellettuali africani si sono levate contro. «Cari amici fotografi, curatori e operatori culturali del continente africano, oggi notiamo che con molta pedanteria dei francesi hanno deciso chi sarebbe il padre della fotografia africana», ha scritto, per esempio, sulla sua pagina Facebook, il fotografo senegalese Boubacar Touré Mandémory, suscitando un dibattito animato.

Oggi sappiamo con certezza che la fotografia è arrivata in Africa intorno al 1840 e che ha cominciato a diffondersi in fretta, ovviamente rimodulata sulle necessità e sui codici espressivi locali. Senza togliere nulla a Keita o a Malick Sidibé, l’altro “grande” sistematicamente citato quando si parla della fotografia africana delle origini, oggi sappiamo che non solo si trovavano in numerosa e variegata compagnia, ma che non erano affatto dei pionieri. Come evidenziato dalla mostra In and Out of the Studio: Photographic Portraits from West Africa, allestita al Metropolitan Museum di New York (Nigrizia, novembre 2015), i primi scatti della famiglia creola-ghaneana Lutterodt risalgono al 1876, i fratelli sierraleonesi Lisk-Carew e il togolese Alex Agbaglo Acolatse erano attivi già ai primi del ’900. (...)

Per continuare la lettura dell'articolo del numero di Nigrizia di maggio 2016: rivista cartacea o abbonamento online.