Appena dietro le quinte

L’arte femminile di curare l’arte

Creano e sviluppano fiere e nuovi spazi artistici, dirigono gallerie, conducono riviste. Sono parecchie, capaci e di temperamento.

di Stefania Ragusa

Sono molte le artiste interessanti sulla scena contemporanea africana. Di alcune (come Wangechi Mutu o Angèle Etoundi Essamba, per esempio) Nigrizia ha avuto già modo di occuparsi. Ma la presenza femminile è forte e significativa anche dietro le quinte, ossia in quel segmento composito e indispensabile che comprende curatori, galleristi, promotori.

Di Olabisi Silva e del suo impegno per creare ponti tra l’Africa e il resto del mondo, tratteggiando una nuova mappa della cultura, abbiamo già parlato a più riprese nel corso del dossier. Altra figura importante è Touria el Glaoui, ideatrice e fondatrice di 1:54, la prima fiera di arte contemporanea africana in Europa, lanciata alla Somerset House di Londra nel 2013 e riproposta annualmente, registrando un numero sempre più alto di visitatori. Oggi 1:54 ha una sessione annuale anche a New York e Touria ha smesso di essere solo la figlia del noto artista marocchino Hassan el Glaoui, protégé di Winston Churchill, per diventare una figura chiave dell’arte contemporanea africana.

Una sua interlocutrice ricorrente è Koyo Kouoh, curatrice camerunese che ha scelto di fare base a Dakar e qui, nel 2011, ha dato vita a uno dei più vivaci spazi artistici indipendenti. (...)

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