Il caso nigeriano, 2

Far circolare l’arte

Gli spazi indipendenti più importanti, sulla scena nigeriana, sono il Centre for Contemporary Art e l’African Artists’ Foundation. Sono entrambi a Lagos e spingono la produzione artistica locale fuori dai propri confini. Anche attraverso finanziamenti dal basso.

di Stefania Ragusa

All’inizio dello scorso anno, il Centre for Contemporary Art (Cca) di Lagos (www.ccalagos.org), fondato da Olabisi Silva nel 2007, ha pubblicato un ponderoso volume dedicato a J. D Okhai Ojeikere, maestro della fotografia nigeriana scomparso pochi anni fa e conosciuto per essersi focalizzato, nei suoi 60 anni di attività, su quel trionfo di architetture e installazioni che sono le acconciature femminili africane.

Ojeikere godeva di fama internazionale. Aveva partecipato a collettive importanti, anche a una Biennale di Venezia, ed esposto da solo alla Fondation Cartier a Parigi. In Nigeria però sembrava impossibile trovare pubblicazioni che ricostruissero in modo adeguato il suo percorso umano e artistico. Il Cca ha deciso di colmare questo vuoto, ma invece di cercare una fondazione o un altro ente che sponsorizzasse il progetto editoriale, ha puntato su uno strumento nuovo, almeno per le produzioni culturali africane: il crowfunding (il finanziamento collettivo di una iniziativa).

Il progetto è stato lanciato il 27 agosto 2014. L’8 dicembre il libro era pronto. In pochi mesi, grazie anche all’ascendente di Silva, una studiosa internazionalmente nota e molto stimata, sono state raccolte più di 15mila sterline.

La Nigeria è un paese ricco di arte e di storia. Ma la cura necessaria alla valorizzazione di entrambe è tutta da costruire. Il Cca, dalla sua nascita, ha sempre puntato a questo: creare le condizioni per supportare l’arte africana e, in particolare, certe nicchie, poco rappresentate e/o capite, come la video-arte, la digital arte e la stessa fotografia. Ha scelto di farlo non in contrapposizione o polemica con l’Occidente ma nemmeno in sudditanza, lavorando piuttosto alla ridefinizione di una mappa culturale globale in grado di accogliere la molteplicità contemporanea.

In questa direzione va letta la collaborazione che da tempo ormai Olabisi Silva ha avviato con la Tiwani Gallery di Londra, una delle più qualificate rispetto all’arte del continente. Se facciamo un confronto con i circoli artistici nati in Nigeria subito dopo l’indipendenza, vediamo che il Cca si differenzia dalla maggior parte di questi proprio per la determinazione con cui spinge la produzione artistica locale fuori dai propri confini, in una dimensione panafricana ma anche internazionale.

In nove anni di attività, il Cca ha organizzato mostre, dibattiti, workshop per curatori, realizzato pubblicazioni editoriali. Un’attività molto interessante è l’Asiko Art School, un progetto di formazione itinerante in materia di arte visuale, che ha toccato fin qui Ghana, Senegal e Mozambico, e quest’estate arriverà in Etiopia. (...)

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