Graciano Castellari

“Deboli tra deboli”

Centro de Estudos Africanos, Universidade do Porto, 2015, pp 197.

di Efrem Tresoldi

Quarant’uno anni di vita al fianco del popolo mozambicano nelle fasi più significative della sua storia recente e al servizio della Chiesa locale. Di questo parla il diario di padre Graciano, comboniano italiano, che fin dagli inizi della sua missione si dedica con passione alla formazione di laici e catechisti e si impegna nel rinnovamento delle comunità cristiane secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II.

Critica il colonialismo portoghese perché contrario al vangelo e rivendica apertamente il diritto all’autodeterminazione dei mozambicani. Per questa presa di posizione, nel 1974 è espulso insieme ad altri missionari, ma ritorna l’anno seguente quando il paese conquista l’indipendenza. Sale al potere il governo marxista che proibisce il culto ed espropria la Chiesa di strutture e mezzi. Un tempo di grazia per padre Graciano che vede avverarsi il sogno di una Chiesa povera, popolo di Dio, sacramento di amore e fermento di giustizia. Segue la guerra civile. Otto anni di inferno.

Vive con la gente l’esperienza di povertà estrema, di pericoli, di dolore e di speranze. Con l’accordo di pace del 1992, si apre una nuova era e padre Castellari si prodiga per la ricostruzione e la riconciliazione della nazione. Costretto a lasciare il Mozambico per motivi di salute, padre Graciano vive oggi in Italia nella casa per comboniani anziani e ammalati a Castel d’Azzano (Verona) dove continua a sentirsi in comunione con il popolo mozambicano e si aggiorna online sugli accadimenti.