Maurizio Pallante

DESTRA E SINISTRA ADDIO

Lindau, 2015, pp. 232, € 18,00.

di Raffaello Zordan

La servitù della crescita

Questa volta il fondatore del Movimento per la decrescita felice tira in ballo l’appartenenza politica. Dice a chi sta sotto qualche bandiera: guardate che vi state sbagliando, che vi troviate sul versante della destra e o su quello della sinistra dipendete dal medesimo padrone, il modo di produzione industriale.

E argomenta. Per oltre due secoli, destra e sinistra hanno chiamato “progresso” la crescita della produzione delle merci e condiviso (pur con visioni diverse sulla modalità di distribuire i benefici della crescita) questo orizzonte: produrre di più - per consumare di più - per produrre ancora di più. Un modello di sviluppo che non ha voluto tener conto dei costi ambientali, che non ha saputo ridurre davvero le disuguaglianze e che è arrivato al capolinea.

Dunque? Bisogna cambiare il modo di concepire il mondo e di stare al mondo, superando quella che viene definita «l’ideologia della crescita» e cercando in questo modo di operare per una maggiore equità tra gli uomini. Il progetto politico proposto da Pallante prevede lo sviluppo di tecnologie che attenuino l’impatto ambientale dei processi produttivi; che si punti all’autosufficienza alimentare recuperando l’agricoltura di sussistenza; che si riduca la mercificazione e l’importanza del denaro; che si riscoprano i beni comuni e le forme di scambio basate sul dono e la reciprocità.

Un percorso tanto stimolante quanto complicato da attuare. In che modo si può intercettare il consenso dei cittadini in una società sempre più liquida, dove le appartenenze sociali e politiche si vanno perdendo e dove molti riconoscono che il modello così com’è non è più sostenibile e tuttavia non sentono l’urgenza di modificare comportamenti e scelte di voto? Mettere sul tavolo temi quali “fare comunità” e “vivere con sobrietà” non significa forse rivolgersi esclusivamente a una sparuta, anche se virtuosa, minoranza?

Evidentemente Pallante non si fa scoraggiare da un contesto poco favorevole. Anzi, guarda ancora più in alto arrivando ad affermare che per innescare un vero cambiamento è necessario superare il materialismo e valorizzare la spiritualità. Lo spiega così: «La rivalutazione della spiritualità – che non coincide con la fede ma ne è il presupposto – è indispensabile per contrastare la forza e smascherare l’astuzia con cui, nel modo di produzione industriale, il denaro è riuscito ad acquistare nell’immaginario collettivo un’importanza superiore non solo ai valori su cui si fonda il diritto, ma alla stessa utilità che se ne può ricavare».

Chiaro che l’autore vuole sollecitare anche la sensibilità del mondo cattolico. Non a caso, le ultime pagine del libro sono un commento all’enciclica Laudato si’. Secondo Pallante, sarebbe riduttivo consideralo un testo ecologista, piuttosto una critica al sistema. Laddove ribadisce più volte che «siamo alla fine di un’epoca storica ed è necessario costruire su fondamenta culturali completamente diverse una nuova fase della Storia umana».