Arnaldo Baritussio

MOÇAMBIQUE - 50 anni di presenza dei missionari comboniani

Mcr, 2015, pp. 558.

di Efrem Tresoldi

Missione in mezzo al popolo

Non è certamente la prima volta che si pubblica un libro per commemorare il 50º della presenza comboniana in paesi africani. Ne sono usciti parecchi sulla stessa falsariga in questi ultimi anni. Eppure chi legge questo libro non può non essere affascinato dal modo con cui i comboniani, preti e fratelli, hanno saputo fare causa comune con il popolo mozambicano, condiviso le aspirazioni di libertà e di pace, pagandone spesso il prezzo per aver assunto posizioni scomode.

Nella prefazione, il professore Brazão Mazula, già rettore dell’Università Eduardo Mondlane, puntualizza così il loro ruolo profetico: «Durante la guerra di liberazione nazionale, i comboniani, così come i missionari di altri istituti religiosi, vivevano il dramma e la sofferenza del popolo mozambicano e l’incapacità della Conferenza episcopale di allora di percepire il diritto inalienabile del popolo alla sua piena libertà. La tensione con i vescovi si acutizzò quando mons. Manuel Vieira Pinto, allora vescovo di Nampula, e i missionari pubblicarono il 12 dicembre 1974 il documento Un imperativo di coscienza. Era una denuncia della connivenza della Chiesa ufficiale con il potere coloniale portoghese.

La Conferenza episcopale non solo rigettò il documento ma lasciò perseguitare e umiliare mons. Manuel Vieira Pinto e i missionari. Poco prima il vescovo di Nampula aveva divulgato la lettera pastorale Ripensare la guerra (gennaio 1974). Motivava la sua presa di posizione coraggiosa con queste parole: «Rendermi conto di che cos’è il colonialismo e lottare contro di esso in virtù dei sacri diritti dei popoli mi ha esposto alla persecuzione da parte dei miei fratelli e compatrioti». Riconoscendo però il ruolo determinante dei missionari affermava: «Vi ringrazio perché senza i comboniani che si sono posti interamente dalla mia parte non avrei osato tanto, non avrei certamente deciso così in fretta».

«Si era di fronte a una Chiesa più portoghese che cattolica – sostiene l’autore –, più alleata ai potenti che ai poveri, più conservatrice che trasformatrice, più timida che coraggiosa, più silenziosa che profetica, soprattutto tra i suoi massimi rappresentanti».

Nell’introduzione al testo, che documenta presenza comboniana dal 1946 al 1992 l’autore, comboniano che ha lavorato nel paese per 12 anni, spiega che «la narrazione si distende su quattro periodi: dagli inizi dell’evangelizzazione nella diocesi di Nampula (1946); dagli ultimi scampoli della presenza coloniale portoghese a Un imperativo di coscienza (1974); dall’indipendenza e inizio della rivoluzione marxista-leninista (1975) e, infine, dalla recrudescenza della guerra civile all’accordo di pace del 4 novembre 1992. Durante questi quattro periodi sono andate gradatamente emergendo quattro modalità di azione dell’unica Chiesa: della prima evangelizzazione; dell’opzione o dei profeti; della conversione o dei ministeri e delle comunità e, infine, della testimonianza o dei martiri».

Il libro è la traduzione portoghese dell’originale apparso in italiano nel 1997. Sono passati un po’ di anni, ma nell’intenzione dell’autore non è troppo tardi per far conoscere a un pubblico più vasto la memoria dell’impegno di evangelizzazione dei missionari. Potranno trovarvi una fonte di ispirazione gli operatori pastorali lusofoni, le giovani generazioni in particolare, per dare testimonianza profetica del vangelo sulla scia di chi li ha preceduti.