Massimo Livi Bacci

IL PIANETA STRETTO

Il Mulino, 2015, pp.164, € 14,00.

di Gianni Ballarini

Demograficamente

È un libro politico. Contesta l’idea che la geodemografia (gli intrecci e le interdipendenze tra la crescita della popolazione e gli equilibri globali) possa essere messa all’angolo, solo perché la crescita esplosiva del secolo scorso (tra il 1927 e il 1974 la popolazione è aumentata da 2 a 4 miliardi, con un ritmo del 2% tra 1960 e 1980) stia ora rallentando (ci attesteremo sugli 8 miliardi nel 2023, per raggiungere quasi i 10 nel 2050 e gli 11,2 nel 2100, con una crescita prossima allo 0).

Ma per il più importante demografo italiano, Massimo Livi Bacci, i dati continuano a sfidare gli stereotipi, influenzando la direzione delle scelte politiche. Quei 3 miliardi di individui in più entro la fine del secolo produrranno inevitabilmente profondi mutamenti dell’ordine mondiale: si rimpicciolirà l’Europa; giganteggerà l’Africa (tra i primi 10 paesi per popolazione, nel 2050, ci saranno Nigeria, Rd Congo, Etiopia); s’indebolirà demograficamente la Cina; negli Stati Uniti, nel 2044, le minoranze diventeranno maggioranza; e nei paesi occidentali la popolazione anziana sarà sempre più numerosa (nel 2050, in Germania gli ultraottantenni saranno più numerosi dei minori di 20 anni), con gli annessi costi sociali e le sfide che questo invecchiamento si porta appresso. Una su tutte: la popolazione attiva (20-65 anni) dei paesi più sviluppati calerà del 20% entro 35 anni (da 758 a 607 milioni), mentre quella dei paesi meno sviluppati aumenterà del 38,4% (da 3,4 a 4,8 miliardi).

La globalizzazione, poi, non porterà affatto un livellamento delle disuguaglianze tra paesi e a una omogeneizzazione dei comportamenti demografici. Al contrario, condurrà a un aumento delle disuguaglianze, come certifica la storia recente. E tra le sue conseguenze ci saranno spinte migratorie fortissime che rimescoleranno la composizione sociale del mondo. Tutto questo che impatto avrà sulla terra? Sull’ambiente? Sul clima? Già oggi il 54% della superficie terrestre è direttamente utilizzata o trasformata dall’attività antropica dell’uomo. Il mondo in 10mila anni si è ristretto mille volte (o si è affollato di mille volte): alla nascita dell’agricoltura avevamo a disposizione 13kmq di terra a testa. Oggi la superficie è poco superiore alle dimensioni di un campo di calcio.

Tutti questi cambiamenti dovranno essere gestiti per non trasformare il pianeta in un inferno. Per questo Livi Bacci si stupisce che il documento finale elaborato per i nuovi Obiettivi per uno sviluppo sostenibile non contenga alcun orientamento circa la velocità del cambio demografico, quasi abbia perduto rilevanza e non sia di ostacolo al conseguimento della sostenibilità.

Ma se si guarda all’Africa, si scopre come la transizione demografica (che si ha con il graduale declino della mortalità seguito da un graduale declino della natalità) sia ancora oggi un’incompiuta. Nel continente la speranza di vita alla nascita è di 53 anni; il numero medio di figli per donna è stato maggiore di 6 fino agli ’90. Ora è sceso a 5,1, ma in paesi come la Nigeria, il Niger, i 2 Congo, la Somalia e il Ciad, le donne hanno ancora 6 o più figli. Il triplo di quanti ne occorra affinché la popolazione si mantenga stazionaria. Le proiezioni dicono che la metà dell’aumento della popolazione mondiale che avverrà nei prossimi 35 anni si concentrerà nell’area a sud del Sahara, dove la popolazione si moltiplicherà per 2,2 volte (da 962 milioni a 2,1 miliardi). E questa è una previsione ottimistica (si basa sul fatto che entro il 2050 la natalità si abbassi a 3,1 figli per donna). Se, invece, la crescita si mantenesse ai livelli attuali, la popolazione si triplicherà (quasi 2,8 miliardi).

Le ricette di Livi Bacci sono semplici: azioni per incentivare il controllo dei processi riproduttivi nei paesi in via di sviluppo; evitare la caduta della natalità nelle regioni dove è bassa. Riequilibrare, insomma. Semplice a parole.