Francesco la Cecla e Lucetta Scaraffia (a cura di)

Pregare, un’esperienza umana.

Vita e pensiero, 2015, pp. 214, € 20,00.

di Redazione

Un antropologo e architetto insieme a una storica e giornalista – i curatori di questo testo che accompagna una mostra che si è tenuta nella reggia di Venaria Reale (Torino) nella primavera del 2015 – dichiarano di voler soltanto che prenda piede una nuova attenzione nei riguardi della preghiera e che questo lavoro «offra ai lettori e al pubblico degli spunti di sorpresa e di riflessione». E spiegano così ciò che li ha spinti a raccontare i modi comuni di pregare pur tra fedi e geografie lontane: «Per ribadire qualcosa che il nostro mondo, preoccupato dai conflitti religiosi ma anche afflitto da una laicità miope, ha dimenticato: e cioè che la gente prega, che l’umanità nella sua vastità e babilonica differenza prega. Lo fa perché cerca la divinità nella vita di ogni giorno e perché i fatti della vita devono essere investiti da un senso». Di qui 19 interventi – da Enzo Bianchi (Comunità di Bose) a Mohammed Jamil (Consiglio degli ulema di Agadir-Marocco), da Gianni Jòraku Gebbia (Osaka Monastery) ad Anna Foa (Università la Sapienza-Roma) – che dicono di ritualità, di ripetizione circolare, di formule. Ma soprattutto di comunanza.