Luce Lacquaniti

I MURI DI TUNISI. SEGNI DI RIVOLTA

Exòrma, 2015, pp. 176.

di Luciano Ardesi

Révolution graffiti

I muri di Tunisi raccontano della difficile transizione che il paese conosce dalla caduta del dittatore Ben Ali (gennaio 2011). Luce Lacquaniti restituisce attraverso le immagini e la trascrizione degli slogan una storia originale, senza scriverla. Si limita a ricordarne alcune tappe per rendere comprensibili i segni che nel tempo si susseguono, anche sul medesimo muro.

Il punto di vista è tutt’altro che banale. La strada, in Tunisia, come nel resto del Maghreb, è un aspetto fondamentale della realtà sociale. Nella divisione tra spazio pubblico e privato, la strada rappresenta, in contrapposizione alla casa, spazio privato per eccellenza, la dimensione pubblica, il veicolo principale delle notizie. Radio trottoir, radio marciapiede è, prima dell’avvento dei cellulari e dei social network, il mezzo più comune per comunicare, il passaparola dei pensieri proibiti o che comunque è meglio tenere lontani dagli ascolti, e che il regime non consentiva trovassero espressione su stampa e tv.

Quando la rivolta cresce, lo spazio conquistato, la possibilità di manifestare per la strada anche a rischio della repressione, è occupato non solo con l’oralità che per la prima volta si libera negli slogan urlati, ma anche nell’espressione scritta, sui muri. I muri di Tunisi, cui il libro dedica la maggior attenzione, come quelli di tutto il paese, diventano le pagine quotidiane della rivolta che riunite formano una storia per immagini e slogan.

Il quadro che ne emerge è tutt’altro che superficiale e completa un aspetto finora troppo ignorato. I muri restituiscono infatti momenti diversi, il ritmo delle contrapposizioni, il ritorno del “vecchio”. Fa una certa impressione leggere i nomi di personaggi che si temeva risorgessero dopo la caduta della dittatura. Quei nomi sono poi diventati, a transizione ultimata, presidente della repubblica (Caïd Essebsi) e primo ministro (Essid), a testimonianza della impossibilità di formare una nuova classe politica, a quasi quattro anni dalla fuga di Ben Ali.

I muri sembrano aver assolto una funzione essenziale: fare da specchio e rilanciare le parole d’ordine durante le numerose manifestazioni che in tutti questi anni hanno attraversato il paese e contrassegnato le sue fasi più difficili. Sono stati i testimoni del dibattito in corso nelle istituzioni e nella società.

Laureata in lingue orientali, l’autrice conosce l’arabo e le sue diverse espressioni dialettali locali. Ci permette di scoprire i diversi registri linguistici arabi e francesi, attenta non tanto alle sgrammaticature (numerose), quanto all’emergere di una cultura popolare, finalmente liberata anche nella scrittura, con un codice lontano dalle formalità della lingua ufficiale. Non mancano espressioni in italiano, spaccato di un rapporto nutrito da tanti canali, tv compresa. Alla luce degli episodi che si sono susseguiti dal Bardo in poi, questi muri sembrano parlare ancora.