Antonio Furioli

Etiope tra gli etiopi. San Giustino de Jacobis (1800-1860)

Ed. San Paolo, 2015, pp. 138, € 10,00

di Elio Boscaini

Un campione del dialogo e del rispetto per le culture e le diverse appartenenze, benché in una esausta attività evangelizzatrice. Ecco chi è stato questo missionario, la cui vicenda umana e spirituale è stata determinante, e lo è ancora, per la crescita della Chiesa abissina, popolazione cristiana del nord e del massiccio centrale dell’Etiopia. Il comboniano che scrive questo lavoro è uno “specialista” di Giustino de Jacobis, missionario lazzarista per 21 anni in Abissinia a metà dell’Ottocento, periodo che ha conosciuto una delle stagioni dell’evangelizzazione più feconde per l’Africa. I missionari lazzaristi seguivano una metodologia che imponeva loro di non ingerirsi nelle intricate questioni politiche locali, ma soprattutto di «astenersi da fondazioni missionarie appariscenti, privilegiando uno stile di vita povero e il più possibile itinerante, per diffondere la parola di Dio, per incontrare le persone e per riportare i cristiani abissini a una vita più impegnata nel vivere il vangelo». Così ha fatto francescanamente de Jacobis. Ed è così che degli abissini cattolici, questo italiano nato a San Fele (Potenza) «è il nuovo padre nella fede, il loro più autorevole antenato nella fede cristiana dopo san Frumenzio (IV sec.)», come scrive l’autore. Degli abissini, de Jacobis era innamorato, come degli africani lo era quella schiera numerosa di uomini e donne missionari che per l’evangelizzazione dell’Africa hanno dato tutto.