Peter Geremia

MISSIONARI PER IL REGNO DI DIO

2013, pp. 320

di Elio Boscaini

Filippine, cercando guai

Se papa Francesco lo incontrasse, ne rimarrebbe certamente entusiasta. Perché padre Peter ha fatto la sua scelta di vita: stare dalla parte degli “scarti” da costruttore di pace, benché continuamente tentato di dare appoggio a chi impugna un’arma per difendere la propria gente troppo spesso presa tra due fuochi.

Il libro è il diario di Pietro Geremia, veneziano, un missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere), dall’estate del 1972 – quando, «dopo dodici anni negli Stati Uniti, prima come studente, poi come insegnante», è destinato come missionario nelle Filippine – al 2013, quando con schiettezza tutta veneziana riconosce che con il suo nuovo vescovo si è tornati «alla pastorale sacramentale e devozionale, meno impegni sociali… i problemi dei poveri sono stati ridotti a livello di carità spicciola senza velleità di liberazione degli oppressi». Ricordando i suoi 50 anni di sacerdozio (ordinato prete a Detroit) chiede ai lettori di lasciarlo sognare i suoi ultimi sogni mentre aspetta sorella morte perché apra la via per farlo entrare nella Parousia.

Il libro ci fa ascoltare la voce di questo missionario appassionato che racconta la sua vita, la sua esperienza con gli altri confratelli nelle Filippine. Un percorso, il suo, per nulla facile, anzi spesso scomodo e difficile, tutto teso a sostenere e schierarsi sempre dalla parte dei più deboli e i poveri. Un diario-cronaca, lungo una quarantina d’anni, che ci fa rivivere con padre Peter tanti momenti di difficoltà, le minacce di morte e rapimento di cui è oggetto, il suo lavoro instancabile, l’uccisione dei suoi compagni-confratelli e gli arresti (due volte in carcere, di cui la prima volta negli anni Settanta per aver preso parte alle proteste dei lavoratori del Tondo a Manila, il quartiere povero visitato anche da Paolo VI), che invece di fermarlo gli incutono ancora più energia e determinazione, facendone un autentico “avvocato dei poveri”.

Perché padre Peter si è schierato subito e decisamente con i popoli indigeni, sposa la causa del popolo a cui il Signore lo manda (ecco perché porta sempre quella tipica bandana multicolore che lo caratterizza), sforzandosi di salvaguardare non solo le persone, di cui è innamorato, e per questo lotta con loro per la sopravvivenza (perché c’è chi le vorrebbe lasciare letteralmente morire di fame), ma anche l’ambiente, la natura di una terra, quella filippina, tanto amata perché bellissima.

L’ultima parte del libro ci fa partecipi della “frontiera” sulla quale padre Peter è ora impegnato: la verità sulla morte di padre Fausto Tentorio, il missionario ucciso il 17 ottobre 2011. Le testimonianze da lui raccolte chiamano in causa gli uomini della milizia e i militari. Ma la battaglia in un posto come Mindanao è difficilissima, perché gli assassini vi hanno difensori potenti, quei politici locali che hanno interessi enormi sulle terre degli indigeni.

Insomma “una vita in cerca di guai”, quella di padre Peter, sopravvissuto a un agguato che con ogni probabilità era destinato a lui, ma che era costato la vita invece al suo confratello padre Tullio Favali, ucciso l’11 aprile 1985.